26 marzo 2019

ANIMA appoggia Squinzi

7 marzo, 2012 - 15:42

"Abbiamo avuto la possibilità di conoscere i programmi di due grandi candidati: entrambi hanno presentato proposte importanti e costruttive per le imprese e per l'Italia. Non è stato facile scegliere proprio per l'altissimo livello dei contenuti - sono le parole di Sandro Bonomi, Presidente di ANIMA, al termine delle consultazioni per definire il candidato alla prossima presidenza di Confindustria -. Con Alberto Bombassei condividiamo i punti programmatici, l'appartenenza allo stesso settore e l'urgenza di concretizzare una serie di cambiamenti, ma la nostra scelta cade su Giorgio Squinzi per affinità del suo programma con quello ANIMA, per l'approccio d'impresa e per il suo carattere imprenditoriale, particolarmente vicino a quello dei nostri associati".

A Squinzi, la Federazione della meccanica varia sottopone sette priorità:
1. Semplificazione della burocrazia per le imprese. Raccogliamo in un processo unico di verifica e approvazione le autorizzazioni a procedere per sbloccare gli investimenti, e sono tanti, che le aziende in Italia sono pronte a mettere in campo.
2. Accesso alle risorse economiche e finanziarie disponibili in una logica di competitività e non di assistenzialismo. Siamo a favore di un rating di settore scritto assieme a istituti di credito, governo e parti sociali che costruisca l’identikit delle imprese su cui puntare per favorire gli investimenti in grado di creare occupazione e valore, sociale e per il Paese, nel tempo.
3. Sviluppo diffuso dei processi di innovazione lungo l’intera filiera produttiva. Chiediamo vengano detassati gli investimenti in innovazione di prodotto quotidiana, come avviene per la Ricerca e Sviluppo. Nelle nostre aziende meccaniche, ad esempio, il 10% della forza lavoro è dedicata alla produzione dell’attrezzeria specifica per la lavorazione delle materie prime e per lo sviluppo di impianti e tecnologie ad hoc frutto di commesse e ordinativi. Detassare questi investimenti consente un immediato scatto di competitività delle aziende nei confronti dei nostri competitor esteri a beneficio di tutti: aziende, occupazione, bilancia commerciale.
4. Integrazione stabile della formazione all’interno del ciclo di vita aziendale, con una “formazione permanente”: la crescita delle aziende passa per la crescita delle persone, occorre ripensare al ciclo di vita aziendale come un percorso umano integrato nel contesto sociale attuale. Un processo virtuoso che coniughi scuola e lavoro è necessario per la crescita delle nostre aziende, che rischiano sempre di più di cercare all’estero i talenti che servono all’industria italiana, mentre produce in Italia i talenti che servono all’estero.
5. Potenziamento delle Infrastrutture attraverso l’applicazione di un corretto sistema di assegnazione degli appalti che utilizzi la legge in vigore, troppo raramente applicata. A questo aggiungiamo la necessità di inserire la presenza di aziende italiane ed europee in percentuale non inferiore al 30% del valore dell’appalto per promuovere gli investimenti nel nostro Paese e nell’Europa di cui siamo parte integrante.
6. Una politica fiscale allineata alla media europea che ristabilisca fiducia tra Stato esattore, cittadino e imprese contribuenti. Aliquote più basse unite ad esenzioni per ricerca, innovazione, reinvestimento degli utili, oltre a una lotta efficace contro l'evasione fiscale ed il sommerso.
7. Una politica energetica senza più privilegi che consenta di ridurre il divario di costo dell’energia elettrica che oggi paghiamo il 30% più della media europea. Diventa improrogabile lo sblocco degli impianti di rigassificazione unito a investimenti diffusi per promuovere il solare termico e le tecnologie ad alta efficienza energetica che consentono di diminuire la dipendenza delle fonti d’energia dall’estero e riducono al denominatore i bisogni di energia del Paese.