22 settembre 2019

Certificazione dei prodotti e componenti a contatto con l’acqua destinata al consumo umano

29 agosto, 2019 - 11:43
A cura di: 
Vanda Spina

Articolo pubblicato su L'Industria Meccanica n. 721

La sicurezza dell’acqua potabile è un tema di grande attualità: l’emergenza climatica e l’inquinamento ambientale minacciano sempre più da vicino la riserva di questa risorsa fondamentale per la vita degli esseri umani. Non solo: sta crescendo la sensibilità dell’opinione pubblica verso l’acqua – da più parti invocata come diritto fondamentale – e, in generale, diventa sempre più ferreo il rigore del legislatore sui criteri igienico-sanitari relativi all’acqua potabile.

In attesa che vengano realizzate le grandi opere per ridurre la dispersione dei grandi adduttori e la depurazione di ogni falda acquifera “destinata al consumo umano”, le aziende italiane produttrici di materiali, oggetti, componenti, attrezzature o impianti che entrano in contatto con acqua potabile conoscono bene la necessità di agire in conformità al DM 174/2004, per evitare rischi da cessioni fuori norma e pericoli per la salute pubblica e per non incorrere in sanzioni. Infatti, poiché la filiera dell’acqua potabile inizia dalla falda acquifera e termina al punto di erogazione, i fabbricanti di tutti i prodotti che vengono utilizzati in questo per- corso sono obbligati a redigere una dichiarazione di conformità nel momento in cui li immettono sul mercato, a garanzia della qualità e salubrità dell’acqua con cui gli stessi entreranno in contatto.

Si parla di un mondo produttivo molto ampio che, in Italia, coinvolge piccole, medie e grandi industrie – numerose quelle associate e federate Anima Confindustria – in diversi settori merceologici (idraulico, componentistico, cantieristico, ecc.) e che, spesso, esporta oltre i confini nazionali.

A fornire le linee guida sulla sicurezza dell’acqua potabile in Europa è, invece, la direttiva EU 98/83/CE Dwd-Drinking water directive, nata con l’obiettivo di armonizzare le legislazioni in materia in vigore nei diversi stati membri ma il cui rispetto, di fatto, rende spesso difficoltosa la libera circolazione delle merci.

Come sarà il nuovo decreto
La Commissione europea, lo scorso anno, ha proposto uno schema di nuova direttiva che aggiorna e rivede i parametri di qualità dell’acqua potabile. Si tratta di una manovra di vasto respiro – che comprende l’introduzione dell’analisi di rischio dei sistemi acquedottistici (Water safety plan), le informazioni da fornire ai cittadini, i contaminanti emergenti ecc. – che solleva, tuttavia, alcune criticità riguardo gli aspetti tecnici, economici e sanitari a partire dal non completo allineamento alle ultime e più aggiornate indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

L’ultimo aggiornamento riguarda l’intesa raggiunta su criteri di igiene comuni per una prima lista di materiali a contatto con l’acqua, elaborata sulla base di quanto sperimentato dai quattro stati membri Germania, Inghilterra, Francia, Olanda. Seppur faticosa, un’armonizzazione a livello legislativo è necessaria e rappresenterebbe un’opportunità di crescita non indifferente per l’industria di riferimento, garantendo alle aziende la libera circolazione dei prodotti. In ambito Ue.

E in Italia? L’aggiornamento del decreto 174 – che coinvolge sia il ministero della Salute sia il ministero delle Attività Produttive – sembrerebbe essere ormai in dirittura d’arrivo: l’impostazione scelta dal legislatore dovrebbe seguire l’approccio dei quattro stati membri, introducendo obblighi diversi per i produttori in base al materiale utilizzato e all’analisi dei rischi legati all’utilizzo dello specifico prodotto.

Salvo modifiche dell’ultima ora, il nuovo decreto dovrebbe introdurre l’obbligatorietà di certificazione da parte di un ente terzo, così come anche un registro nazionale dei prodotti con tutte le specifiche tecniche.
A prescindere dai materiali, non sarà più sufficiente, perciò, per i fabbricanti, dichiarare la conformità dei propri prodotti.

La certificazione volontaria Icim
Un concreto supporto in questo ambito è dato dallo schema proprietario di certificazione volontaria Icim per “prodotti e componenti a contatto con l’acqua potabile”, disponibile già dallo scorso anno e unico sul mercato italiano riconosciuto da Accredia.

La certificazione Icim è coerente con quella che, secondo quanto annunciato, sarà la nuova normativa italiana e, seguendo gli stessi principi che sono alla base della revisione della regolamentazione nazionale sui materiali e gli oggetti che possono essere utilizzati negli impianti fissi di captazione, trattamento adduzione e distribuzione delle acque destinate al consumo umano, indirizza i produttori sulle corrette scelte da adottare all’interno della propria filiera.

Lo schema di certificazione Icim si rivolge a tutti i produttori di tubazioni, pompe, valvole, serbatoi di contenimento e riscaldamento dell’acqua come anche ai costruttori di impianti e componenti per il trattamento delle acque, rubinetterie, componentistica varia. Si tratta di un percorso che,  grazie alle verifiche di conformità condotte da un ente di terza parte, offre alle aziende la possibilità di dimostrare al mercato la corretta rispondenza ai requisiti legislativi dei propri processi produttivi e dei materiali utilizzati.

Grazie alla certificazione, infatti, le aziende possono gestire i rischi derivanti da cessioni chimiche o fisiche e identificare la corretta rispondenza dei propri processi e dei test di laboratorio ai requisiti legislativi. Gli audit di sorveglianza annuali sul sistema di produzione e le prove di cessione su un campione dei materiali/prodotti, consentono il mantenimento dei requisiti di idoneità del prodotto e quindi del certificato Icim per 5 anni.

La certificazione secondo lo schema Icim è già stata rilasciata a diverse aziende, tra cui, ad esempio: Caprari SpA per varie tipologie di pompe utilizzate per la captazione dell’acqua dai pozzi; Di Marco SpA per diversi prodotti usati in ambito acquedottistico; Axioma Metering, azienda della Lettonia che commercializza i propri dispositivi per la misurazione dell’acqua sul mercato italiano; Hemina, che in Italia produce misuratori di portata per acquedottistica, Valvorobica Industriale che ha certificato le proprie valvole a saracinesca. Tale certificazione rappresenta per le aziende un indiscusso vantaggio, per garantire la correttezza delle informazioni dichiarate sui propri prodotti e per posizionarsi in maniera qualitativa e distintiva sul mercato di riferimento, anche in relazione a commesse e gare d’appalto.

L’aggiornamento del decreto 174 – che si applicherà ai prodotti di nuova installazione e a quelli utilizzati negli interventi di manutenzione – sarà inoltre un’occasione, per tutte le imprese, di ripensare i prodotti fin dalla loro progettazione: risulterà fondamentale aggiornare la lista dei materiali consentiti per la fabbricazione di ogni singolo elemento a contatto con l’acqua potabile, così come potrebbe essere utile rivedere anche la fase di ingegnerizzazione di ogni singolo prodotto per valutare qualsiasi fattore di rischio ed eventualmente mitigarlo.