22 luglio 2019

Cina e Russia si avviano a una de-dollarizzazione

13 maggio, 2019 - 17:32
A cura di: 
Mauro Ippolito

Le dispute commerciali tra Cina ed Usa non sembrano trovare un punto di accordo, con il Presidente Trump che ha confermato l’entrata in vigore venerdì di nuove sanzioni per 200 miliardi di dollari e con la Cina che si prepara a contromisure. Nonostante la conferma di nuove tariffe dal 10% al 25% su determinati beni, il capo negoziatore cinese Liu He è giunto negli Stati Uniti per una due giorni di colloqui con il rappresentante del commercio Usa Robert Lighthizer, a conferma della volontà di provare a trovare un accordo tra le parti.

 

Intanto la Cina si muove anche su un altro fronte, ovvero quello di sostituire parte delle proprie riserve valutarie (in particolare dollari) con riserve aurifere. Infatti la People’s Bank of China ha ripreso ad acquistare oro ad aprile per un totale di 61,5 milioni di once ovvero 14,9 tonnellate di oro registrando l’aumento più ampio dal 2016. Tuttavia le riserve auree della banca centrale cinese sono al momento solo il 2,5% delle riserve totali, pertanto una progressiva sostituzione di dollaro in oro potrebbe continuare anche nei prossimi mesi soprattutto se i colloqui commerciali dovessero naufragare.

 

Il processo di de-dollarizzazione interessa non solo il gigante asiatico; infatti molte altre banche centrali, tra cui la Russia, hanno avviato un processo di riduzione delle riserve in dollari a favore di altre valute (euro e yuan) ed oro. In particolare la Banca Centrale Russa nel 2018 ha dimezzato le riserve di dollari passando dal 45,8% al 22,7% totale sostituiti da euro (passato dal 21,7% al 31,7%) e dallo yuan (salito dal 2,8% al 14,2% del tolate). Le riserve auree sono cresciute dal 17,2% al 18,1%. La decisione della Russia di ridurre la presenza di dollari nei loro forzieri non è inattesa, complice le continue tensioni tra i due paesi e le sanzioni che hanno interessato molti oligarchi russi vicini al Cremlino.

 

Uno dei principali oligarchi russi sotto attacco diretto dell’amministrazione Trump, è stato Oleg Deripaska capo di Rusal che secondo il Treasury Department’s Office of Foreign Assets Control (OFAC) era un uomo vicino a Putin nonché alla mafia russa. Questo ha portato Deripaska a dover ridurre il proprio controllo sulla Rusal a partire da gennaio. Nel frattempo la Rusal è diventato il maggior azionista della Braidy Industries, società statunitense di fogli di alluminio (con un investimento di 200milioni di dollari per il 40% della società) assicurandosi un paracadute da possibili ulteriori sanzioni Usa. Infatti, in caso di nuove azioni contro Rusal da parte degli Usa, l’effetto negativo andrebbe a ricadere direttamente anche sui lavoratori statunitensi mettendo in crisi un settore, quello della produzione di alluminio made in Usa, già in forte difficoltà.