22 settembre 2019

Commercio estero: chi vince e chi perde

23 giugno, 2011 - 16:14
A cura di: 
Redazione economia

La ripresa nel commercio internazionale è stata globale ma con differenze secondo il settore. In quello agro-alimentare e farmaceutico, il commercio è risalito sopra i livelli del 2010. "La Cina non è l'unico paese a beneficiare della ripresa: il Brasile ha guadagnato molto terreno nel settore agro-alimentare e la Corea del Sud nel settore automobilistico - afferma Wilfried Verstraete, CEO del gruppo Euler Hermes. - Diversi Paesi industrializzati continuano a essere i leader nei settori automobilistico, chimico, farmaceutico e dei beni capitali ". Secondo Verstraete: "La sfida che questi paesi stanno affrontando ora, è quella di mantenere la loro quota di mercato di esportazione. Possono raggiungere quest’obiettivo solo migliorando il loro vantaggio tecnologico, il che significa investire sostanzialmente nella ricerca e nello sviluppo”.

Industrie agro-alimentari: forte crescita delle esportazioni in Brasile. Le esportazioni mondiali del settore agricolo e dei prodotti agro-alimentari sono aumentate di oltre il 20% in valore, tra il 2007 e il 2010, raggiungendo i 1.100 miliardi di dollari. In questo scenario, il Brasile ha registrato una crescita spettacolare delle esportazioni agro-alimentari, in particolare verso la Cina. Sebbene le importazioni siano aumentate anche in risposta alla forte domanda interna, il paese sudamericano gode di un surplus commerciale in questo settore. La Cina, uno dei grandi importatori di derrate alimentari, presenta una bilancia commerciale sempre più in negativo, che rischia di aumentare la pressione al rialzo sui prezzi mondiali dei prodotti agricoli.

Beni strumentali: la bilancia commerciale della Cina sta iniziando a dare risultati nell’export. Il commercio mondiale di beni strumentali nel 2010 è tornato a un valore vicino a quello del 2007, pari a circa 1.300 miliardi di dollari. In termini di esportazioni, la Germania si conferma leader mondiale, davanti agli Stati Uniti (che non sono ancora tornati sui livelli del 2007) e al Giappone. Cina, Corea del Sud e Giappone hanno registrato la più forte crescita delle esportazioni dal 2007 al 2010, rafforzati dalle misure di stimolo economico del biennio 2009-2010. La performance della Cina, in termini di esportazioni verso le Regioni emergenti, la rende un concorrente sempre più temibile per i Paesi europei e per gli Stati Uniti.

Chi vince e chi perde nel commercio internazionale

Nella tabella sono elencati i Paesi “Vincenti&Perdenti”, per settore merceologico. I Paesi inseriti nella colonna “Vincenti”, possono figurare anche in quella “Perdenti”, a seconda della relazione tra la crescita dell’export e quella della domanda interna (fonte: Euler Hermes)


Diversi profili di export
. La specializzazione e la dipendenza dai settori sono diverse a seconda del Paese. L’economia tedesca e quella giapponese sono molto simili; in entrambi i casi, il peso del settore automobilistico e di quello dei beni capitali domina le esportazioni. Il profilo di export della Francia è invece atipico, con i prodotti chimici e agroalimentari che predominano.
Il commercio di tecnologia sembra essere uno dei mercati più globali. Tenendo conto della gran parte delle esportazioni cinesi, i beni tecnologi figurano in cima alla lista delle importazioni per la maggior parte dei principali Paesi, in particolare per gli Stati Uniti.Anche se sono entrambi produttori di auto, gli Stati Uniti e la Francia sono importatori di veicoli. La dipendenza dalle importazioni degli Stati Uniti è attribuibile al calo della produzione interna di fronte alla concorrenza dei costruttori giapponesi. La dipendenza della Francia è il risultato della delocalizzazione della produzione di automobili entry-level nei Paesi a basso costo di produzione. La Cina è estremamente dipendente dalle importazioni nel settore chimico e, sempre più, nel settore agro-alimentare.

L’Italia e il mercato export. "In uno scenario italiano che registra una crescita economica stagnante, vincono le eccellenze - spiega Michele Pignotti, Head of Mediterranean Countries & Africa Region del gruppo Euler Hermes - Il Made in Italy ha dimostrato una buona capacità di reazione alla crisi, ma non in modo generalizzato: hanno subito minori riduzioni di domanda e redditività le imprese che sono state in grado di attuare processi virtuosi di ristrutturazione prima del 2008, per poi far fronte alle difficoltà dei mercati tradizionali riposizionando le proprie azioni commerciali e gli investimenti verso mercati a maggiore crescita”. Tra i settori che stanno trainando l’export italiano, si segnalano la lavorazione dei metalli (+28,9 %), legno e carta (+ 16,6%), tessile e abbigliamento (+ 15,4) – dato aprile 2011.

Identikit dell'esportatore. Analizzando le imprese assicurate esportatrici, Michele Pignotti ne ricava un primo identikit: società di capitale per il 93% con una struttura finanziaria ancora debole, un fatturato medio di 16 milioni di euro, con esperienza di credit management superiore a 20 anni; competere nello scenario internazionale, infatti, non è una scelta improvvisata. "In questa combinazione di export e competitività 'nuova - aggiunge Pignotti – l’Italia ha ancora molte carte da giocare. Nella partita il fattore rischio non può e non deve apparire un incubo. I servizi dell’assicurazione dei crediti costituiscono la certezza, anche per il made in Italy, di risultati sicuri e positivi”.

Euler Hermes è il primo gruppo mondiale dell’assicurazione crediti e uno dei maggiori operatori nel mercato delle cauzioni e del recupero crediti commerciali. Con 6000 collaboratori presenti in oltre 50 paesi, Euler Hermes offre una gamma completa di servizi per la gestione del portafoglio clienti. Nel 2010 il gruppo ha raggiunto un giro d’affari di 2,15 miliardi di euro (dati al 31 dicembre 2010).