24 aprile 2019

Finanziamenti europei: 5 errori da evitare per passare le selezioni

24 gennaio, 2019 - 18:36
A cura di: 
Laura Aldorisio

Articolo pubblicato su L'Industria Meccanica n. 718.

Ambiente e clima sono i binari su cui corre “Life”. È l’unico strumento dell’Unione europea che finanzia la sostenibilità ambientale e, dal 2014, la lotta ai cambiamenti climatici. I numeri lo testimoniano: il programma dal 1992 ha collezionato 4.500 progetti per un totale di 9 miliardi di euro. Piccole aziende, medie e grandi, associazioni, enti di ricerca possono parteciparvi. I due bandi sono annuali e pubblicati solitamente tra aprile e maggio.

Per il ciclo dal 2014 al 2020 il budget totale di 3 miliardi e 5 milioni è destinato per il 75% al tema ambiente e il 25% al clima.

«Per il bando dedicato all’ambiente riceviamo circa 120 proposte annue dai paesi membri. Ne selezioniamo all’incirca 40, una su tre. Non è poco, se si paragona alla probabilità di Horizon 2020», dice Laura Giappichelli project adviser di Easme, l’agenzia esecutiva per le piccole e medie imprese della Commissione europea. Life garantisce un cofinanziamento al 55% della Ue e al 100% nel caso di un prototipo da sviluppare. Ci si può candidare come impresa singola o in cordata e non ci sono tetti massimi o minimi di finanziamento. In media i progetti sono da due milioni di euro. «L’esigenza principale del progetto Life è attuare le politiche europee in materia di clima e ambiente: cerchiamo progetti che ci aiutino a rispondere a questi obiettivi».

È anche vero che molti documenti inviati raccontano di un vuoto legislativo, racconta la Giappichelli, o chiedono un cambiamento. Questo perché le normative europee hanno una pertinenza in un certo contesto mentre in altri possono trovare barriere attuative o infrastrutturali.

«Grazie a Life possiamo capire quale sia la realtà. Non si parla quindi solo di tecnologie efficienti, ma di governance & information, progetti che migliorino la proposta istituzionale».

L’Italia è la prima classificata in termini di partecipazione al programma Life e, per alcuni anni, anche in termini di proposte selezionate. Ultimamente si è ridotta la percentuale di progetti selezionati, un leggero calo forse strutturale o dovuto a una qualità maggiore da parte degli altri paesi. Dal 1992 a oggi sono 839 i progetti italiani finanziati, di cui 497 nel campo ambiente ed efficienza energetica, 287 in biodiversità, 30 in progetti di ambiente e informazione, 35 nel settore del cambiamento climatico, 38 in altri campi.

Molti i settori coinvolti: ad esempio una delle idee finanziate mira alla gestione e alla prevenzione delle emergenze alluvionali, e in particolare del fiume Adige. O ancora, è stata sovvenzionata una fornace per cuocere la ceramica che riduce le emissioni e aumenta l’efficienza energetica.
O si punta al risparmio di energia isolando il tetto con tegole ventilate, brevettate da un’industria veneta, in consorzio con una società francese e una tedesca, e il supporto dell’Università di Ferrara.
«Non si tratta di un fondo europeo al quale è complicato accedere. È un finanziamento alla portata di tutti per un’economia verde, circolare e più efficiente come utilizzo delle risorse. Vogliamo che ogni iniziativa diventi una realtà di lungo periodo e di lunga visione così che i benefici siano espansi: una realtà, insomma, che si trasformi in qualcosa di sostenibile», assicura la Giappichelli.


Come proporre un buon progetto
Si valuta la proposta secondo solo quello che viene scritto. Non bisogna dare nulla per scontato. Il business plan deve seguire un quadro logico e, per essere credibile, deve rispondere a tre domande: Quali problemi volete risolvere?
Qual è l’obiettivo? Qual è la strada per raggiungere l’obiettivo?


Ma i progetti secondo quali criteri vengono valutati? E quali sono gli errori più comuni? 5 i principali:
1. Il primo criterio di valutazione è la sostenibilità. Spesso non è chiaro come l’idea voglia raggiungerla e mantenerla nel tempo, mentre per noi è fondamentale capire come possa crescere. L’Unione europea deve vedere il potenziale. In assenza di questo fattore, si perdono dei punti.
2. Un elemento che spesso manca, e che rende la proposta debole, è la descrizione chiara del contesto attuale. È necessario chiarire quale sia lo status quo e la problematica. Si dettagli come la si intende affrontare, quali siano le soluzioni già esistenti e perché non possano essere usate.
3. Gli obiettivi ci sono ma è un problema ricorrente il divario tra un fine ambizioso e un’attività che non può puntare al suo raggiungimento. Se ci si vuole impegnare nel recupero e riutilizzo del calore, ridurre le emissioni, incrementare l’efficienza, è chiaro che lo sviluppo di un tool non sarà sufficiente. Si dovrà proporre la sostituzione della fornace o alcuni sistemi interni. L’obiettivo politico del ridurre le emissioni allora sarà raggiunto.

4. Il programma Life intende diffondere buone pratiche e rendere omogenea l’applicazione della direttiva europea. Il concetto di replicazione indica che l’innovazione finanziata diventi una conoscenza anche in alt ri contesti. Il programma non finanzia semplicemente un’impresa ma un’idea di cambiamento. Tutto deve essere adattato al contesto. Si può creare un gruppo di industrie dello stesso settore, magari della stessa categoria, con cui condividere attività e problematiche. O promuovere corsi di formazione in cui coinvolgere altre aziende. O cercare di capire come sfruttare l’invenzione in altri settori. Coinvolgere altri soggetti e trasferire conoscenze acquisite dà diritto a punti aggiuntivi nella valutazione.

5. Un altro elemento spesso debole è la parte di contributo alle politiche europee cioè se si abbia intenzione di coinvolgere i politici del proprio Paese. L’impresa deve ambire a informare le istituzioni. All’interno del progetto deve trovare spazio la possibilità di organizzare le giornate a porte aperte o, magari, una tavola rotonda con i propri stakeholders o sedere ai tavoli di lavoro a livello internazionale e nazionale. Si vuole essere sicuri che questo sarà fatto.

Life ha predisposto delle linee guida molto chiare che dettagliano i cinque punti qui sintetizzati e molto altro.
Consultarle aiuterà a ridurre il margine di errore e ad aumentare la possibilità di essere selezionati.

 

 

Laura Giappichelli, project adviser di Easme, è stata tra i relatori del convegno "Italy first: le eccellenze tecnologiche nazionali per l'efficienza energetica protagoniste del piano 2030", organizzato da  Italcogen, associazione dei costruttori e distributori di impianti di cogenerazione e recuperi termici, federata ad Anima Confindustria meccanica varia nell’ambito di Key Energy  - Ecomondo.
Un’occasione di dialogo con le istituzioni e di arricchimento delle conoscenze sugli strumenti e le tecnologie italiane. Il presidente Italcogen, Marco Golinelli, ha ricordato il ruolo e l’impegno di italcogen per l’efficienza energetica e ha chiesto poi «alle Istituzioni presenti di farsi carico di alcune esigenze del settore della cogenerazione: prima di tutto che gli sconti energivori siano erogati solo se finalizzati agli investimenti in efficienza energetica. In seconda battuta, è necessario potenziare lo strumento dei certificati bianchi e, intanto, migliorare l’esistente. Italcogen è certa che il Climate and Energy Package sia un’opportunità anche e soprattutto di politica industriale. Per questo, è importante il coinvolgimento del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Ci auguriamo di poter assistere presto all’avvio del tanto atteso fondo nazionale per l’efficienza energetica e chiediamo una nuova governance del Gse, volta a superare contenziosi e sbloccare investimenti», conclude Golinelli.