22 settembre 2019

I pagamenti delle imprese italiane: una graduale ripresa

2 marzo, 2017 - 15:56

Migliora lo stato di salute delle imprese italiane nel 2016 e con esso il trend dei pagamenti, su tutti gli indicatori analizzati per il mercato domestico. I giorni di incasso di un credito scendono sotto i 90 giorni e nel 2016 con una riduzione di 2 giorni si attestano a 86.
Sono alcuni dei risultati emersi dall’ 8° Edizione del Report Mancati Pagamenti delle imprese italiane di Euler Hermes, società del gruppo Allianz. Un’attenta analisi, condotta su ogni singola Regione e Provincia, comprensiva di un approfondimento per i diversi settori merceologici e che ha come base il monitoraggio giornaliero dei pagamenti di oltre 450.000 aziende.

Un altro indicatore che segna un miglioramento sono i debiti scaduti che mettono a segno un decremento del 25%. I mancati pagamenti in Italia mostrano entrambi gli indicatori di frequenza (-6%) e severità (-13%) in contrazione rispetto al 2015. Il costo di un mancato pagamento in media per l’Italia è pari € 14.000. Bene anche le insolvenze aziendali, che hanno registrato un decremento del 9% nel 2016, ma i casi sono ancora più del doppio rispetto al precrisi.

Il miglioramento del trend degli insoluti si riflette sulla maggior parte delle regioni italiane ad
esclusione di Lazio e Puglia dove gli indicatori mostrano lievi segnali di crescita. Anche nei settori il
trend è prevalentemente positivo tranne nel tessile, che soffre la competizione nella fascia low cost,
nell’automotive che ha subito alcuni incagli nella ricambistica sebbene il trend del settore volga al
meglio e nel settore dei trasporti, da anni in difficoltà nel trasporto su gomma dove le aziende italiane
devono far fronte al dumping di concorrenti esteri.

Sui mercati esteri, gli indicatori dei mancati pagamenti segnano un lieve incremento: frequenza + 2%
e severità +8%. Il 2016 è stato un anno molto complicato per gli emergenti e di rallentamento
generale anche per le principali economie di destinazione dei prodotti made in Italy. Tessile e abbigliamento, elettronica ed edilizia sono i comparti che hanno sofferto maggiormente all’estero.
L’insoluto medio è cresciuto fino ad arrivare a € 23.000. Per la prima volta dal 2012, l’indicatore che
analizza il rischio di controparte estera (-2% nel 2016) sta cominciando a invertire il trend mostrando
una maggiore rischiosità all’estero rispetto all’interno. In particolare, nei dieci principali mercati per
l’export italiano, si prevede una ripartenza delle insolvenze aziendali: Stati Uniti (+1%), Regno Unito
(+5%), Turchia (+5%). Le insolvenze rimangono su elevati livelli invece la Polonia (+3%) e la Cina
(+10%).