22 settembre 2019

Indonesia, un paese in costante crescita economica (e politicamente incostante)

29 agosto, 2019 - 12:00
A cura di: 
Antonio Passarelli

Attira l’interesse delle imprese italiane nel “food processing”

Articolo pubblicato su L'Industria Meccanica n. 721

L’Indonesia è a pieno titolo una potenza regionale con un ruolo guida in ambito Asean: con oltre 260 milioni di abitanti (4° paese al mondo) rappresenta la terza democrazia più estesa del globo e il più grande arcipelago, con le sue oltre 17.000 isole e 2/3 del territorio coperto dal mare.

Durante la presidenza di Joko Widodo, eletto nel luglio 2014, il paese si è accreditato sempre di più su scala
globale su tematiche di rilievo quali lotta al terrorismo, cambiamento climatico e promozione del dialogo interreligioso; la sua riconferma con oltre il 55% dei consensi alle recenti elezioni presidenziali, in un contesto caratterizzato da minore entusiasmo rispetto al 2014, esprime la volontà di continuità nel mantenere la traiettoria di crescita intrapresa in questi anni.


Le ultime elezioni

La Corte costituzionale indonesiana ha ratificato i risultati delle ultime elezioni solo il 28 giugno, respingendo all’unanimità il ricorso del candidato Prabowo Subianto che aveva denunciato irregolarità e brogli. La decisione della suprema corte ha messo fine al lungo e complesso processo elettorale iniziato con l’election day del 17 aprile, i cui risultati ufficiali sono stati annunciati il 22 maggio, scatenando le ire e le contestazioni dei sostenitori dello sconfitto e riportando per le strade di Jakarta un clima che non si vedeva dai tempi della caduta del dittatore Suharto nel 1998: 24 ore di scene da guerra civile, decine di veicoli dati alle fiamme, un’irruzione tentata negli uffici della commissione elettorale, 8 morti e oltre 200 feriti.

Nel 2014 Widodo è stato il primo a raggiungere la carica più alta nella democrazia presidenziale indonesiana senza provenire dalle élites economiche o militari del paese, e ha potuto contare da sempre sul sostegno della dinamica classe imprenditoriale indonesiana e delle classi popolari ormai logorate dalle dinamiche consolidate (e corrotte) del potere. Durante il suo mandato ha promosso una strenua lotta contro la corruzione, puntato sullo sviluppo tecnologico dell’industria manifatturiera locale e sulla crescita del capitale umano, imponendo anche delle limitazioni alla presenza di lavoratori stranieri delle molte multinazionali con basi nella capitale indonesiana.

In questo momento siamo in attesa della formazione del nuovo governo - prevista per ottobre - nel quale ci saranno energie nuove alla guida del paese, come dichiarato dal presidente, “mirando” millennials del calibro di Nadiem Makarim, fondatore di “GoJack” (emulo di Uber su due ruote).


Economia in crescita
Lo scorso maggio è stata lanciata “Indonesia Vision 2045”, una visione per il paese di domani dove “Sovranità, Progresso, Giustizia e Prosperità” saranno i fari della società e che fissa al 2045 il termine per raggiungere lo status di high income country con un Pil pro-capite di oltre 23.000 dollari - partendo dai meno dei 4.000 dollari attuali.

La realtà contingente dell’economia indonesiana è rappresentata efficacemente dalla Banca mondiale nell’ultimo “Indonesia economic quarterly”, che guarda ai risultati nel breve termine collocandoli in un contesto di lungo periodo e in una prospettiva globale. Nel rapporto si sottolinea come i rischi per le prospettive di crescita dell’Indonesia siano certamente aumentati con il riaccendersi delle tensioni commerciali globali che probabilmente peseranno ulteriormente sul commercio mondiale, così come una più lenta crescita globale tra le economie sviluppate e la Cina.

Nel 2019 si prevede che l’economia dell’Indonesia crescerà del 5,1% per risalire al 5,2% nel 2020: per il 14° trimestre consecutivo la crescita nel paese ha oscillato in un range ristretto (4,9%-5,3%), a dimostrazione della continua e stabile crescita che lo ha caratterizzato in questi anni. La Banca mondiale sottolinea come a sostenere la crescita nei prossimi anni saranno i consumi privati che dovrebbero continuare ad accelerare in presenza di bassa inflazione e di un mercato del lavoro forte e dinamico, oltre al fatto che si stimano anche maggiori investimenti pubblici destinati a nuovi progetti infrastrutturali e allo sforzo di ricostruzione delle zone colpite dalle recenti calamità naturali, come Lombok e Palu.

Nell’ottica di promuovere la crescita dell’industria locale e la diminuzione della dipendenza dalle importazioni, il progetto “Making Indonesia 4.0” promosso dal ministero dell’Industria guarda innanzitutto a quanto già fatto dai vicini più dinamici nell’Asean e a diversi esempi di implementazione anche in Europa e America individuando 5 settori prioritari sui quali puntare: automotive, chimica, tessile e abbigliamento, elettronica e food & beverage.
L’Italia ha molto da offrire in termini di know how e trasferimento tecnologico, considerata la presenza di un importante mercato interno con consumi pubblici e privati in crescita, e un’industria in evoluzione che offre interessanti opportunità da cogliere per l’industria meccanica italiana.

Il food processing tra Indonesia e Italia
Il workshop e la missione di imprese organizzata dal 26 al 28 giugno 2019 dall’Agenzia Ice in collaborazione con Anima/Assofoodtec “Advanced technology of the Italian food processing machines for Indonesian industry” hanno focalizzato l’attenzione della comunità imprenditoriale locale sulle tecnologie italiane per la trasformazione alimentare e il packaging.

I lavori del workshop del 26 giugno introdotti dal trade commissioner a Jakarta, Alessandro Liberatori, hanno visto alternarsi per illustrare i piani di sviluppo, le prospettive di crescita e di investimento dell’industria locale il Chairman della Gapmmi, la locale associazione dell’industria alimentare e delle bevande, Adhi Lukman ed il direttore esecutivo della Ipf, locale associazione dell’industria del packaging, Henky Wibawa, oltre al Dg Agroindustria del ministero dell’Industria, Abdul Rochim, che nei loro interventi hanno illustrato la visione che anima le prospettive di sviluppo settoriale nel grande mercato indonesiano citando i due importanti programmi governativi.

Al centro dell’interesse e dell’attenzione dei molti operatori locali partecipanti al workshop, gli interventi di presentazione da parte delle 7 imprese italiane presenti, in rappresentanza della filiera - Arol SpA, Bonfiglioli Engineering Srl, John Bean Technologies SpA, Rama Srl, Tecnovac Srl, Tropical Food Machinery Srl e Zilli e Bellini Srl - introdotti dalla presentazione di Anima/Assofoodtec.

Nelle giornate successive del 27 e del 28 giugno sono state realizzate visite a importanti imprese di trasformazione locali e presso l’università Agraria di Bogor, che ha manifestato interesse per delle azioni di collaborazione nell’ambito della trasformazione alimentare, dalla materia prima al prodotto finito.

L’iniziativa - la prima focalizzata sulle tecnologie per la trasformazione, il packaging e la conservazione alimentare negli ultimi anni nel paese - si inserisce in linea di continuità con le attività di promozione della filiera in Italia dove regolarmente operatori dell’industria locale vengono invitati a partecipare alle principali manifestazioni fieristiche come già fatto nel 2019 in occasione del Sigep (Rimini, 19-23 gennaio 2019) e come in programma in occasione di Sana (Bologna, 6-9 settembre 2019) e CibusTec (Parma, 22-25 ottobre 2019).