18 luglio 2018

L’attacco di Trump alla Russia, e il prezzo dei metalli vola

21 giugno, 2018 - 11:22
A cura di: 
Mauro Ippolito

Articolo pubblicato su L'Industria Meccanica n. 715.

La politica di Trump entra in una seconda fase, forse più calda delle precedenti che hanno visto colpire soprattutto la Cina, andando a mettere sotto attacco la Russia di Putin e la cerchia ristretta di persone a lui vicine.

A seguito del “Kremlin Report” pubblicato a fine gennaio in Usa, il presidente Trump ha deciso di porre sanzioni e congelare i patrimoni negli Stati Uniti di sette businessmen, dodici compagnie legate a loro e diciassette alti funzionari. Tra questi spicca il nome di Oleg Deripaska, principale attore dell’economia mondiale essendo a capo della Rusal, primo produttore di alluminio russo e secondo al mondo con una produzione di 3,7 milioni di tonnellate di alluminio nel 2017.

La decisione di attaccare il principale azionista della Rusal ha avuto il duplice effetto di stringere i cordoni alla cerchia d’oro di Putin e ridurre il potenziale produttivo in un settore strategico per gli Usa che aveva già portato all’imputazione di dazi doganali all’ingresso di alluminio estero.

Oltre alla decisione di sanzionare la Rusal, le sanzioni sarebbero state estese a chiunque avesse avuto rapporti finanziari con la Rusal mettendo in serie difficoltà molti operatori. Tra questi la stessa borsa metalli di Londra (il London Metal Exchange) che è dovuta correre subito al riparo dichiarando di non poter accettare più materiale a marchio Rusal nei propri magazzini ufficiali a partire dal 17 aprile, mentre quello prodotto prima del 6 aprile (giorno delle sanzioni) ed attualmente nei magazzini Lme sarebbe risultato esente da sanzioni.

L’effetto è stato un’impennata di prezzi dell’alluminio, passati da area 2.000 dollari per tonnellata ad area 2.700 dollari per tonnellata nel giro di 10 giorni, dei premi per la consegna di fisico (in una settimana il premio per la consegna di metallo leggero ha registrato un balzo tra il 30% ed 40% rispetto alla precedente settimana, raddoppiando di valore rispetto alle indicazioni di inizio anno) e nel mutamento della curva forwards dei prezzi dell’alluminio da una situazione di contango (ovvero di sconto sul prezzo per le quotazioni a breve, situazione di normalità sull’alluminio con un’eccedenza di metallo) ad una situazione di backwardation, ovvero con un premio per la richiesta di metallo a pronti tipica in caso di scarsità di metallo (non comune all’alluminio visto l’ampia disponibilità di metallo con oltre 1 milione di tonnellate di metallo nei magazzini Lme a cui si aggiungo altre 900.000 tonnellate in quelle Shfe).

Questo ha portato molti operatori a consegnare metallo nei magazzini portando un aumento di 200.000 tonnellate in pochissimi giorni confermando l’anomalia della situazione attuale.

Il timore di una ripercussione anche su altri fronti ha spinto altri metalli a seguire l’andamento dell’alluminio, in particolare il nickel per timori di ripercussioni sulla Norilsk Nickel, principale società produttrice di nichel in Russia. Anche in questo caso l’impennata dei prezzi ha visto rialzi oltre i reali fondamenti del mercato e soprattutto senza il supporto di notizie reali.

Tuttavia se sul nichel si trattava di una ipotesi, sull’alluminio i fondamentali alla luce di queste nuove sanzioni supportavano il movimento rialzista del mercato. Ma così come si è sviluppato al rialzo, altrettanto velocemente si è annullato il movimento complice iniziali aperture da parte dell’amministrazione Trump.

In particolare la possibilità di un ritiro delle sanzioni nel caso di una vendita del proprio pacchetto azionario da parte di Oleg Deripaska. Il segretario al Tesoro Usa, Stephen Mnuchin, ha concesso altri cinque mesi di tempo (fino al 23 ottobre anziché il 5 giugno) affinché le imprese statunitensi sistemino i propri interessi con la Rusal e cerchino altri fornitori alternativi.

L’Europa, invece, sembra essere esentata tornando a poter continuare ad effettuare le proprie attività nella normalità del passato.

Sicuramente il mercato continuerà ad essere interessato dall’alta volatilità e dall’andamento delle relazioni tra Russia e Stati Uniti, con il presidente Trump che ha iniziato ad attaccare anche l’Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) ampliando i fronti della propria guerra commerciale con l’intero globo a colpi di tweet.