23 aprile 2018

Ripensare la città. L’economia circolare nei contesti urbani

18 dicembre, 2017 - 18:34
A cura di: 
Danilo Bonato

Articolo pubblicato su L'Industria Meccanica n. 712.

Molti sono convinti che l’economia circolare sia la nostra migliore alternativa al modello economico tradizionale di consumo e smaltimento di beni e prodotti, che non si preoccupa del recupero della materia di cui questi sono costituiti.

Sappiamo che introducendo modelli economici e sociali fondati sull’economia circolare possiamo mantenere le risorse in uso il più a lungo possibile, ricavarne il massimo valore durante l’utilizzo e poi recuperare e rigenerare prodotti e materiali alla fine di ogni ciclo di vita. L’economia circolare riguarda dunque la nostra vita quotidiana, il nostro ruolo di cittadini e consumatori e plasmerà il futuro in cui vivranno i nostri figli.

L’economia circolare rappresenta una prospettiva interessante soprattutto per le persone che vivono nelle città. Nel 2050 il 75% della popolazione globale risiederà nelle grandi e medie aree urbane. Le città sono il motore della crescita economica, dato che circa l’85% del Pil globale è generato da quest’ultime. Tale rapida crescita esercita un’enorme pressione sulle risorse naturali, sull’impronta ambientale della società moderna e sulla qualità della vita. La ragione di un auspicabile successo dell’economia circolare nelle grandi città mondiali sta nell’efficacia con cui questa ci consentirebbe di far fronte ai problemi generati dal modello di sviluppo del ventesimo secolo: degrado, inquinamento, rifiuti e spreco.

Le città sono luoghi ideali per combattere le sfide complesse e interdipendenti legate all’esaurimento delle risorse naturali, agli impatti dei cambiamenti climatici, al degrado ambientale, all’inquinamento, ai problemi di salute e all’esclusione sociale.
I tipici paradossi dell’economia lineare nelle città europee possono essere decritti con i seguenti esempi: una tipica auto europea è parcheggiata per il 92% del suo ciclo di funzionamento; il 10-15% del materiale edile viene sprecato durante la costruzione; il 50% della superficie del territorio cittadino è utilizzato per strade e altre infrastrutture relative ai trasporti.

In Europa il ruolo delle città come attori chiave e incubatori di soluzioni innovative che affrontano queste sfide è stato riconosciuto in una nuova “agenda urbana”, che si fonda su un approccio sistemico e intersettoriale.

In tutta Europa stiamo vivendo una fase di vigorosa affermazione dell’economia circolare spinta proprio da alcune delle principali città europee, anche grazie alle numerose iniziative attivate nell’ambito di Orizzonte 2020, il principale programma strutturale di innovazione dell’Unione Europea.

Attraverso attività trasversali per lo sviluppo di città intelligenti e sostenibili, l’Europa sta investendo in progetti volti a potenziare la capacità di innovazione delle città affinché fungano da centri di innovazione nella progettazione e attuazione di percorsi di transizione verso obiettivi di resilienza, sostenibilità, basse emissioni di carbonio, alta efficienza sotto il profilo delle risorse, impronta ambientale ridotta e un approccio inclusivo allo sviluppo sociale.

Sono stati inoltre attivati programmi complementari di ricerca e innovazione per rafforzare la cooperazione sull’urbanizzazione sostenibile tra l’Europa e altre importanti economie, quali Stati Uniti, Cina e India, al fine di sostenere la capacità di innovazione complessiva delle città, aiutandole a progettare e attuare percorsi di transizione verso un’elevata sostenibilità ambientale, sociale ed economica, all’interno di un quadro sistemico di economia circolare.

Un ruolo chiave potrebbe essere svolto dalle cosiddette soluzioni basate sull’imitazione della natura (nature based solutions), che nell’attuale quadro della politica di ricerca e innovazione dell’UE rivestono un ruolo strategico. La sfida consiste nel portare soluzioni che imitano i processi biologici naturali per migliorare la sostenibilità, proteggere i paesaggi urbani e marini, creare ambienti di alta qualità ed efficienti per i cittadini, in termini di utilizzo delle risorse.

Oggi molte importanti città stanno abbracciando con successo l’economia circolare e rappresentano un eccellente catalizzatore di energie e investimenti. I leader delle città europee stanno sistematicamente reingegnerizzando gli attuali sistemi urbani, per esplorare nuove modalità di creazione e ottimizzazione del valore, assicurando nel contempo prosperità a lungo termine, autonomia nell’uso delle risorse, redditività economica e benessere.

Mentre le popolazioni urbane continuano a crescere, i leader più preparati devono trovare nuove modalità per far fronte alle sempre crescenti richieste di risorse e di spazio e la strategia principale per fare ciò è la sistematica applicazione dei concetti dell’economia circolare urbana.

Applicando i principi dell’economia circolare, gli architetti, i progettisti e gli urbanisti stanno ripensando il modo in cui operano i nostri attuali sistemi urbani, evitando gli errori del passato e introducendo soluzioni intrinsecamente resilienti nel lungo periodo, capaci di ottimizzare l’utilizzo delle risorse e assicurare prosperità economica e benessere ai cittadini. Dalle strade fatte di rifiuti di plastica ai mattoni ricavati da vecchi rifiuti di costruzione, molte città stanno sviluppando progetti che coinvolgono amministrazioni locali, imprese e cittadini in un modo completamente nuovo di cooperare e condividere valore.

In questo contesto, le aree urbane intensamente edificate creano condizioni perfette per lo sviluppo di modelli di business peer-to-peer. In Europa, ad esempio, dove quasi il 90% delle famiglie possiede un’auto, è stato dimostrato che il car sharing contribuisce a ridurre il traffico senza togliere alle persone la libertà di guidare. La domanda dunque diventa: come andare oltre ai singoli esempi di innovazione per costruire un sistema basato sull’economia circolare a livello urbano? A tale riguardo, le imprese avranno un ruolo importante nello sviluppo di città circolari, attraverso la fornitura di prodotti e servizi rivoluzionari, realizzati attraverso processi di eco-innovazione e co-creazione.

Le grandi città possono davvero fare la differenza, mostrando al mondo come realizzare nella pratica l’economia circolare. La città di Amsterdam, nei Paesi Bassi, ha già compreso che l’economia circolare urbana può aiutare a preservare e migliorare il capitale naturale, ottimizzare l’utilizzo delle risorse, raggiungere obiettivi di resilienza attraverso la varietà delle soluzioni adottate e progettare la trasformazione dei rifiuti in risorse.

Insieme al suo approccio sistemico al cambiamento, l’economia circolare urbana ha il potenziale per fornire gli strumenti necessari per la costruzione di una comunità resiliente e prospera, che a sua volta cooperi con un contesto imprenditoriale florido e moderno.

Grazie ad un importante centro di ricerca dedicato allo studio dei principi dell’economia circolare, Amsterdam si colloca oggi tra le città leader per tutto ciò che riguarda la circolarità urbana. Le soluzioni sviluppate vengono tradotte in progetti pilota, tra cui il laboratorio vivente per la città circolare di Buiksloterham, un’area sperimentale per l’ottimizzazione dei flussi di materiali e la prevenzione delle emissioni di CO2 e lo studio di ciò che può essere ottenuto introducendo norme più efficaci per i nuovi edifici a basso impatto ambientale.

La vicina Haarlemmermeer, che ospita l’aeroporto di Schiphol e il parco commerciale circostante, è un altro caso in cui è stata realizzata un’ambiziosa visione sulla gestione ottimizzata delle risorse.

I progetti includono Park 20/20, un distretto industriale in cui il concetto di simbiosi industriale viene spinto ai limiti della conoscenza e lo Schiphol Trade Park, che costituisce un polo tecnologico di eccellenza per la rigenerazione dei materiali.
Londra è stata una delle prime grandi città europee a lanciare una roadmap per la trasformazione dei modelli economici in chiave “circolare”. Il London Waste and Recycling Board (Lwarb) stima che la transizione verso un’economia circolare potrebbe valere 10 miliardi di dollari l’anno per l’economia della città. La Greater London Authority punta a raggiungere questo obiettivo attraverso una gestione a ciclo chiuso dei flussi delle risorse urbane creando, tra l’altro, oltre 12.000 nuovi posti di lavoro attraverso le industrie del riutilizzo, rigenerazione e manutenzione dei prodotti.
Anche Parigi è in prima linea nei processi di trasformazione per incorporare modelli più circolari nel suo ecosistema urbano. La capitale francese ha lanciato il libro bianco della città sull’economia circolare, che offre una panoramica delle principali sfide nel campo delle risorse, dell’economia, dell’ambiente e della società.

Il Libro bianco presenta una strategia globale su come affrontare il tema dell’economia circolare attraverso 65 specifiche iniziative, che coprono settori quali istruzione e sensibilizzazione del pubblico, appalti pubblici, misure fiscali e legislative.

La Greater Paris Metropolis (Gpm), con una popolazione di quasi 7 milioni di abitanti, ha introdotto progetti pilota in quattro importanti aree di responsabilità: pianificazione dell’area metropolitana; politica abitativa locale; sviluppo e pianificazione economica, sociale e culturale; protezione ambientale.

La Metropolis è anche responsabile dell’armonizzazione delle reti di distribuzione di elettricità, gas, riscaldamento e raffreddamento.

Grazie alle sue autorità di pianificazione, il Gpm è in grado di promuovere l’economia circolare su larga scala. Ad esempio, lo sviluppo di centri per il riutilizzo contribuisce alla creazione di ecosistemi regionali che promuovono il reimpiego dei beni e il sostegno all’economia sociale, con un approccio più rispettoso dell’ambiente e delle risorse naturali, foriero di nuovi stili di vita più sostenibili.

Nonostante sia parte di una nazione con il più alto tasso di auto private per abitanti in Europa (700 auto su 1000 persone), Milano è diventata in pochi anni un punto di riferimento europeo sul tema della sostenibilità del trasporto e la mobilità condivisa, un vero e proprio laboratorio di nuovi modelli economici e sociali.

La città sta gradualmente passando da un sistema di mobilità basato su veicoli privati a uno più sostenibile, fondato su condivisione delle risorse e tutela dell’ambiente.

In pochi anni il numero di utenti di mobilità condivisa e il numero di veicoli e operatori non privati è aumentato costantemente, portando ad un maggiore apprezzamento da parte dei cittadini di servizi più comodi e pratici oltre che più economici e più puliti.

Le condizioni per raggiungere questo risultato sono state l’abbandono delle sovvenzioni ai veicoli privati, il miglioramento dei servizi di trasporto pubblico, nuovi finanziamenti alle infrastrutture per biciclette e pedoni e, parallelamente, il sostegno al nuovo modello di condivisione dei sistemi di mobilità.

Il principale risultato di questa politica innovativa della città è stato una riduzione nel 2016 dell’uso di veicoli privati per viaggi in città che ha raggiunto il 30% (contro  il 65% di Roma). Di fatto si è verificata una vera e propria esplosione del fenomeno del car sharing (4% di veicoli provenienti da schemi di car-sharing e 10.000 noleggi di car sharing al giorno in città) e del bike sharing (5.000 biciclette condivise e 270 stazioni operative).

Milano ha dimostrato che la mobilità non può essere trattata separatamente dalla pianificazione urbana.

Uno dei motivi principali del successo della capitale industriale italiana è stata l’idea di investire sul concetto di rigenerazione urbana, mantenendo una città “compatta”, che adotta un modello circolare per l’edilizia e l’architettura, puntando a limitare l’espansione urbana.

Gli esempi che abbiamo brevemente descritto dimostrano che le grandi città europee si stanno muovendo nella direzione giusta, ispirando le imprese e i cittadini a riempire di contenuti i nuovi modelli di economia circolare che caratterizzeranno lo sviluppo della nostra società, dei nostri cittadini e delle nostre imprese nei prossimi trent’anni.