10 dicembre 2018

Un nuovo made in Cina con al centro innovazione e qualità

5 dicembre, 2018 - 15:45

Un nuovo made in China sta cambiando la manifattura mondiale. E i produttori italiani dovranno essere sempre più bravi a cogliere le nuove nicchie di un mercato sempre più attento ai consumi interni. Anche per questo, per il secondo anno consecutivo, il forum Fimi – l’appuntamento annuale di Messe Frankfurt dedicato all’internazionalizzazione – ha come tema il “grande balzo” della Cina.

Da un lato la Belt and Road initiative facilita gli scambi nell’area euroasiatica. Dall’altro il piano Made in China 2025 varato dal presidente cinese Xi Jinping, punta a trasformare la produzione in dieci settori prioritari (naturalmente in chiave 4.0) mettendo al centro l’innovazione. «Il concetto di made in China cambia significato» ha detto Filippo Fasulo, coordinatore scientifico del Centro studi per l’impresa della Fondazione Italia Cina, «produrre tanto e a basso costo non è più un modello sostenibile per la Cina», che si è infatti spostata verso un «modello di sviluppo economico che abbia la qualità e attenzione ai consumi». Lo testimonia una crescita del Pil in rallentamento, passata dal 14% al 6,5%, bilanciata da un tasso di crescita in ricerca e sviluppo che aumenta – spiega Fasulo «del 20% ogni anno, e cresciuto di 38 volte dal 1996 ad oggi».

La meccanica in Cina

L’export delle tecnologie della meccanica varia è cresciuto dell’11% nel primo semestre del 2018 rispetto all’anno scorso, secondo i dati dell’ufficio studi Anima Confindustria. In prima posizione, con un volume di 95 milioni di euro, valvole e rubinetterie (+16,4% sull’anno scorso). 75 milioni di export per pompe idrauliche e 68 milioni e mezzo per apparecchi e impianti termici. Nella top 10 delle tecnologie esportate anche Impianti aeraulici, macchine edili, stradali, minerarie e affini, turbine a gas, macchine e impianti per sollevamento e trasporto, caldareria, automazione di saldatura e taglio laser, motori a combustione interna.