22 luglio 2019

Uno sguardo all’export della meccanica nel 2018

7 maggio, 2019 - 14:21

Articolo pubblicato su L'Industria Meccanica n. 719.

L’ultimo report dell’Ufficio studi Anima indica che, in generale, i comparti della meccanica hanno ottenuto dei risultati positivi. Stiamo parlando dei settori delle food technology, delle tecnologie per l’acqua, delle tecnologie a alta efficienza per il settore edilizia e in generale le tecnologie per l’industria come sollevamento, movimentazione, carrelli, magazzini automatici, finitura, saldatura e taglio, solo per fare qualche esempio.

Osservando i dati si nota che la politica di Trump non ha inciso particolarmente sulle nostre esportazioni.
Gli Usa continuano a essere il nostro primo partner commerciale, pur segnando una lieve battuta d’arresto (–0,3%).

Allo stesso modo neanche i timori della Brexit hanno (per ora) minato le esportazioni italiane verso lo Uk (–0,2%), che rappresenta la quarta destinazione del nostro export. In controtendenza l’Iran che nel 2018 ha segnato un +25% circa, raggiungendo una quota export mai toccata negli ultimi 7 anni. Certamente si tratta di un dato da monitorare con attenzione per decifrarne il significato nei prossimi mesi. Non sappiamo per quanto tempo proseguirà questa “tenuta”, ma il timore era che già oggi risentissimo delle politiche internazionali che limitano il libero scambio delle merci. La situazione di stallo del Wto, oramai da qualche anno, rappresenta un ulteriore ostacolo alla risoluzione delle controversie commerciali che oggi sono gestite attraverso rapporti esclusivamente bilaterali.

Note positive dall’Europa in generale, dove tutte le economie mostrano segni di concreti incrementi nella richiesta di tecnologie meccaniche italiane.

In particolare, Romania (+ 19%), Polonia e Paesi Bassi (+11% in entrambi i casi) stanno marcando incrementi veramente notevoli. Seguono la Spagna con +8,2%, Belgio e Svizzera con +6% e Repubblica Ceca con +3,5%.
In sintesi l’Europa sembra assorbire il drastico calo della Federazione Russa, che negli ultimi 5 anni ha ridotto di circa 500 milioni l’importazione di nostre tecnologie. Non sono solo le sanzioni Ue e Usa a provocare questo arretramento, grande parte dei motivi risiedono nella messa a regime del piano nazionale di sostituzione all’import che coinvolge molte nostre produzioni.

L’incertezza politica, le difficoltà da un punto di vista finanziario, un’inflazione ancora elevata, tassi in crescita, Pil in contrazione che la Turchia sta attraversando in questi ultimi anni, hanno portato a un dato export 2018 che rappresenta il minimo storico dal 2011.

 

 

In calo Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, bene India e Cina
Per quanto riguarda l’area mediorientale il calo dell’Arabia Saudita è notevole (–19%) e l’incontro del 9 e 10 aprile a Milano con i rappresentanti di Saudi Aramco (compagnia nazionale saudita di idrocarburi) sarà un’ottima occasione per comprenderne meglio le motivazioni. Stesso discorso per gli Emirati Arabi Uniti, verso i quali il calo di export Anima è del 33% rispetto al 2017. Anche l’Egitto mostra un primo importante calo (–23%) dopo 5 anni di crescita intensa.
Infine, per l’Asia rileviamo una costante crescita della Cina (+5,9%) e un recupero dell’India (+9,3%), così come per l’Australia (+4,8%).

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I prossimi obiettivi

 Per aumentare la presenza delle aziende della meccanica all’estero, Anima si è posta alcuni paesi/aree target con differenti tempistiche. Oltre ai grandi mercati industrializzati (Usa, Ue, Cina), sarà importante sviluppare relazioni importanti con l’India che nel medio-lungo periodo potrà diventare un grande mercato per le aziende italiane.

È indubbiamente complesso e non è alla portata di tutti, ma ci sono sicuramente moltissime opportunità per le Pmi, anche per accedere più facilmente ai mercati limitrofi.

Già nel breve periodo l’intera area Asean diventerà un ulteriore tassello per il nostro export. Indonesia, Malesia, Filippine, Vietnam offrono già concrete opportunità, ma l’intero sud-est asiatico, caratterizzato da grande dinamicità e da un’eccezionale velocità di adattamento ai cambiamenti, sarà certamente una delle grandi mete di destinazione delle nostre tecnologie.

 Allo stesso modo l’Africa subsahariana, il nord Africa e il vicino Medio Oriente dovranno necessariamente tornare nel raggio d’azione delle Pmi.

Il processo di pacificazione in Siria e in Libia – nonostante le tensioni in Algeria dell’ultimo periodo – e la relativa calma dei paesi centroafricani, prefigurano all’Italia una maggiore facilità di accesso al continente, con la speranza che lo sviluppo di un settore industriale possa contribuire a una pace sociale più stabile e duratura di quanto visto negli ultimi 50 anni.


Pace sociale che porterebbe indubbi vantaggi anche in termini di riduzione del processo migratorio, che vede spesso coinvolta l’Italia quale ideale piattaforma di accesso all’Europa dal Mediterraneo.