24 agosto 2019

Biomass Energy Report

30 giugno, 2011 - 16:15

E' stata presentata ieri a Milano la seconda edizione de Biomass Energy Report, la pubblicazione annuale dell’Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, che fotografa il settore delle biomasse e dei biocarburanti nel contesto italiano.

Il settore delle biomasse viene letto in tutte le sue sfaccettature, che vanno dalla valorizzazione energetica dei rifiuti all’impiego degli scarti animali per la produzione di biogas, dalla produzione di energia da biomasse agroforestali e olio vegetale alla produzione di carburanti “alternativi” di origine vegetale. Nel 2010 il comparto ha vissuto andamenti altalenanti, con alcuni comparti praticamente “fermi” se non in arretramento rispetto all’anno precedente ed altri in fortissima espansione. L'anno in corso è stato, se possibile, ancora più turbolento - rilevano i ricercatori -, dopo l’entrata in vigore a marzo del Decreto Rinnovabili, che ne ha toccato in più parti dei “nervi scoperti”.

Biomasse agroforestali. Hanno contribuito nel corso dell’ultimo anno alla produzione di energia primaria in Italia per 5,6 Mtep (equivalenti a 65,1 TWh di produzione termica o 25,4 TWh di produzione elettrica), che corrispondono a circa il 2,9% del fabbisogno totale del nostro Paese, in crescita del 7% rispetto all’anno 2009. 8.140 MWt e 550 MWe sono invece la potenza complessiva installata in Italia in impianti di questo tipo. Nel complesso queste hanno generato un volume d’affari che nel 2010 ha raggiunto e superato i 2,1 miliardi di euro, con una crescita di oltre il 15% rispetto al valore fatto registrare nel 2009.

Foto: TurbodenFoto: TurbodenIncentivi modificati dal Decreto Rinnovabili. La produzione di energia elettrica da biomassa agroforestale è stata incentivata nel corso del 2010 attraverso due meccanismi: per gli impianti di piccola taglia (inferiore ad 1 MWe, che però rappresentano meno del 30% del totale della potenza installata in Italia), attraverso la cosiddetta tariffa omnicomprensiva; per quelli di taglia maggiore o uguale ad 1 MWe (oltre il 70% del totale), invece, attraverso il meccanismo dei Certificati Verdi. Entrambe questi meccanismi sono stati profondamente modificati all’inizio del 2011, per effetto dell’approvazione del cosiddetto Decreto Rinnovabili (Decreto Ministeriale del 3 Marzo 2011). Il Decreto prevede infatti una distinzione della modalità di erogazione degli incentivi in due categorie: per gli impianti di potenza nominale minore, comunque non superiore ai 5 MW elettrici (eventualmente differenziabili per le diverse categorie di biomasse e per classi di potenza), sarà disponibile un incentivo nella forma di una tariffa omnicomprensiva; per gli impianti di potenza superiore ai valori minimi sarà invece previsto a partire dal 2015 un incentivo assegnato tramite aste al ribasso gestite dal GSE. Ad oggi non è noto come i Decreti Attuativi tradurranno in pratica questi principi nel caso degli impianti a biomasse agroforestale, ma ad ogni modo è altamente probabile che, considerata la taglia media degli impianti a biomassa agroforestale realizzati in Italia, essi rientreranno nel meccanismo delle aste al ribasso, quello potenzialmente più articolato e farraginoso nella sua applicazione concreta.

Biogas. Secondo i riceratori del Politecnico di Milano, all’inizio del 2011, in Italia esistevano oltre 500 impianti a biogas con una potenza complessiva superiore ai 550 MWe ed una produzione annua complessiva di 2.891 TWh, che ci pone al terzo posto in Europa dopo la Germania (12 TWh) ed il Regno Unito (con oltre 7 TWh, che però costituiscono il 31% del totale di produzione di elettricità da fonti rinnovabili). La potenza installata in Italia nel corso del 2010 è cresciuta del 20% rispetto all’anno precedente, mentre del 13% si è incrementato il numero degli impianti, a testimonianza del continuo interesse per questa forma di sfruttamento delle biomasse. Il volume d’affari è stimabile in oltre 900 milioni di euro, anche qui con un +60% rispetto a quanto fatto registrare nel 2009.

Biomasse agricoleBiomasse agricoleBene agricoltura e zootecnia. La crescita è pressoché interamente da attribuire al biogas agricolo e zootecnico, con la potenza installata in impianti da discarica che è rimasta costante (segno evidente della saturazione ormai raggiunta in questo segmento di mercato). Ottimistiche appaiono essere anche le aspettative di crescita per il futuro, con le opinioni degli operatori piuttosto concordi nel definire che il mercato del biogas agricolo continuerà a crescere con tassi consistenti fino alla fine del 2012, quando si potrebbe arrivare ad avere una potenza complessiva installata di quasi 800 MW. Nel corso dell’ultimo anno si è decisamente rafforzato il peso delle imprese agricole e zootecniche, che hanno contato per l’80% dell’installato, come promotrici della costruzione di impianti a biogas.

Energia dai rifiuti senza CIP6. Il settore dei rifiuti ha subito uno “scossone in Italia, ancora una volta a causa della normativa. Due le ragioni identificate dai ricercatori milanesi: le scadenze sempre più “pressanti” relative al passaggio dalla vecchia forma di incentivazione CIP6 alla “nuova” dei Certificati Verdi; il Decreto Rinnovabili che, non soltanto ha generato forte incertezza relativamente a questi ultimi, ma ha anche introdotto importanti novità “di indirizzo” per il settore. Nel 2010 sono stati costretti ad abbandonare il CIP6 ben 6 impianti, per un totale di oltre 677 mila tonnellate di rifiuti trattati (circa il 10% del totale italiano). Entro il 2012, impianti con capacità di trattamento per quasi 2 milioni di tonnellate di rifiuti (il 30% circa del totale) vedranno profondamente modificato il loro sistema di incentivazione.

Passaggio difficile ai certificati verdi. Il passaggio alla “nuova” forma di incentivazione non è indolore tenendo conto che si rendono necessari interventi di revamping, ossia di “pesante” modifica tecnologica (alle griglie, ai forni, ma anche alla turbina in molti casi) per ottenere dal GSE la nuova qualifica di Impianto Alimentato a Fonti Rinnovabili (IAFR). In realtà, notano gli estensori del rapporto,  al revamping per la conservazione dell’incentivazione alla produzione di energia elettrica si è affiancata in alternativa nel 2010 – guidando la scelta di operatori importanti come ad esempio A2A –la “conversione” dell’impianto verso un maggiore sfruttamento dell’energia termica. Questo è addirittura preferibile dal punto di vista dell’efficienza di trasformazione energetica, ma richiede come necessario pre-requisito l’esistenza di una idonea rete di teleriscaldamento (la cui costruzione ex novo richiede investimenti medi superiori ai 5 mln € per milione di metro cubo di utenze riscaldate). Gli operatori guardano ora a questa strada con ancor maggiore interesse, tuttavia, visto che il Decreto Rinnovabili ha annunciato un sistema di incentivi dedicato alla produzione di energia termica da fonti rinnovabili e, soprattutto, ha dato vita ad un fondo (di cui si è già parlato in precedenza) per circa 22,5 milioni di euro l’anno destinati alla realizzazione di reti di teleriscaldamento. E’ abbastanza probabile che l’iniezione di capitali a livello nazionale possa poi fare da “volano” anche per gli investimenti degli Enti Pubblici locali e quindi amplificare ulteriormente gli effetti del provvedimento.

Oli vegetali in crescita. Un settore di cui si parla poco ma che ha un grande “peso” è quello della produzione di energia elettrica da oli vegetali. Il mercato è arrivato a fine 2010 a oltre 620 MWe complessivamente installati (+ 60% rispetto al 2009), livello superiore sia a quello raggiunto nel segmento delle biomasse agroforestali sia nel biogas. Si tratta sicuramente di un comparto che dà e potrebbe dare un significativo contributo al raggiungimento degli obiettivi per le bioenergie previsti dal Piano di Azione Nazionale del 2010. Nel corso dei primi mesi del 2011 la crescita delle installazioni è proseguita in modo consistente, con grandissima parte degli impianti in progetto che stanno concretamente vedendo la luce (100 MWe era la nuova potenza installata all’inizio di giugno). Anche la filiera che sta dietro la produzione dell’olio vegetale è di tutto interesse, visto che sono oltre 1.000 gli operatori a vario titolo coinvolti in Italia. Va detto però che ad oggi la gran parte dell’olio che viene utilizzato in Italia (e non solo) come vettore energetico proviene dal mercato estero e spesso da colture presenti solo in Paesi della fascia sub-tropicale (come ad esempio la palma da olio e la jatropha).

Biocarburanti. Uno sgurado, infine, ai biocarburanti, caratterizzati da un contesto di mercato e di filiera italiano ancora debole. Se si guarda al biodiesel, che ha una quota del 95% sul totale dei biocarburanti italiani, la capacità produttiva italiana (che è la terza in Europa) è rimasta costante rispetto all’anno precedente e di poco superiore ai 2 milioni di tonnellate. Anche la produzione si è “fermata” poco sopra le 700.000 tonnellate, con un livello medio di saturazione degli impianti attorno al 28%, significativamente inferiore alla pur non brillante media europea (41,4%). La crescita dell’immissione in consumo (quasi raddoppiata, passando dalle 740.000 tonnellate del 2008 alle oltre 1,32 milioni di tonnellate nel 2010) è stata “compensata” da un incremento esponenziale dell’import (e quindi delle attività dei trader di biodiesel). Nel 2008 l'import ha pesato per il 29% del totale immesso in rete, nel 2009 per il 36% e nel 2010 ha raggiunto il 51%, con previsioni di ulteriore crescita per il 2011 sino a toccare, secondo gli operatori, quota 70%.

E il bioetanolo? La situazione non migliora, anzi il quadro è ancora più desolante, se si prende in esame il bioetanolo, dove la produzione è addirittura “crollata” nel 2010 rispetto al 2009, passando da 100.000 tonnellate a poco meno di 50.000, riportandosi ai livelli di due anni fa. Le imprese sono sostanzialmente “ferme” (e quindi accumulano ritardo rispetto ai competitor europei) e per certi versi incapaci di cogliere il potenziale che anche il bioetanolo può esprimere. Questo ovviamente se si escludono i progetti sulla “seconda generazione”, che ad oggi paiono essere le uniche possibilità concrete per il rilancio dell’industria italiana dei biocarburanti

Fonte: Energy & Strategy Group - Politecnico di Milano