18 dicembre 2018

Filmar, il tessile tra Italia e Egitto

12 ottobre, 2018 - 14:25

C’era la crisi, adesso non c’è più.  Così è stato per Filmar. L’azienda bresciana, allo scoppio della crisi che ha scosso il settore tessile (e non solo) apre uno stabilimento in Egitto. E ha aumentato negli anni il numero di lavoratori in Italia. A Borg El Arab dal 2009, circa 70 chilometri da Alessandria, la Filmar Nile Textile conta oggi 470 dipendenti e permette al gruppo italiano di continuare ad avere un ruolo nel mercato internazionale dei filati di cotone.

L’apertura dello stabilimento in Egitto è avvenuta in seguito a tre grandi crisi che hanno colpito il mercato tessile. La prima scossa è stata data dall’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) nel 2001, che ha avuto un forte impatto negativo sul distretto cotoniero tra Bergamo e Brescia. La fine dell’accordo Multifibre nel 2005 ha portato a un’ulteriore liberalizzazione degli scambi, e infine la crisi del 2008.

Perché la scelta dell’Egitto? Dal momento che Filmar importava cotone dal paese del Nilo già dagli anni ’60-’70, sembrava la scelta più logica inserirsi in una nazione di cui si conoscevano già alcune dinamiche di mercato. Per non parlare dei minori costi di produzione e dell’energia. Però non stiamo parlando di delocalizzazione, ma di un progetto che amplia oltre confine le capacità dell’azienda.

«Oggi abbiamo una serie di progetti in atto — spiega l’amministratore delegato Marco Marzoli alla rivista African Business Italia — e tra questi “Cotton for Life”, grazie al quale abbiamo costruito una filiera di coltivazione e trasformazione di cotone biologico di altissima qualità che ci danno particolare visibilità anche a livello politico». “Cotton for life” inizia dalla selezione del seme, alla coltivazione e alla produzione del cotone biologico fino al filato tinto.

I dipendenti nella sede di Brescia erano 100 prima dell’apertura a Borg El Arab, oggi sono 140. «I due siti differiscono un po' l'un l'altro: in Italia la produzione è più legata alla moda — commenta Marzoli — mentre in Egitto facciamo produzione su larga scala. Ci siamo allargati per proteggere il nostro business e questo ci ha resi veramente internazionali: lì noi possiamo competere con tutto il mondo».

Filmar Nile si occupa anche della formazione dei suoi lavoratori, sia operai che ingegneri. Molti addetti egiziani vengono istruiti e formati in Italia.  La società si è anche fatta promotrice di un percorso scolastico che porta l’allievo a potere poi lavorare nell'industria tessile moderna. Un corso triennale di studio nella scuola superiore tecnica e professionale sviluppato con il ministero dell'Istruzione locale. «Agli studenti viene proposto già al primo anno di passare tre mesi nello stabilimento con un rimborso mensile — afferma a riguardo Piera Francesca Solinas, corporate social responsibility manager di Filmar — Abbiamo cercato di creare un atteggiamento di inclusione in un sistema che offre loro un’alternativa, per distogliere dal pensiero della emigrazione irregolare che lì è molto frequente».