24 ottobre 2018

Il nuovo tornante imprenditoriale

6 febbraio, 2018 - 17:39
A cura di: 
Laura Aldorisio

Il ministro del Lavoro e i sindacati al dialogo sulla partecipazione.


Sul volume La partecipazione dei lavoratori nelle imprese. Realtà e prospettive, verso nuove sperimentazioni, edito da Il Mulino e finanziato da Fondazione Unipolis, il giorno 5 febbraio a Milano hanno dialogato Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, Vincenzo Colla, segretario nazionale della Cgil, Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, Maurizio De Santis, responsabile nazionale della cooperative industriali di Legacoop, Alberto Vacchi, presidente Ima e Confindustria Emilia, e Pierluigi Stefanini, presidente Gruppo Unipol e Fondazione Unipolis.


Intorno al tema della partecipazione dei lavoratori nelle imprese nel corso degli ultimi decenni in Italia si sono sviluppate molte discussioni e iniziative. Sono state realizzate numerose esperienze nelle aziende private, cooperative e anche a partecipazione pubblica. Ora quanto più la rivoluzione dell’Industria 4.0 avanza, tanto più il lavoratore non è dedicato solo al suo ruolo ma partecipa all’intero sistema. Se non ci sarà partecipazione non ci sarà Industria 4.0.


«All’interno della Cgil il dibattito sulla partecipazione è carsico», rivela Vincenzo Colla – segretario nazionale della Cgil. «Non è solo un problema di partecipazione dentro l’azienda, ma anche dell'azienda rispetto al territorio». Chiarisce che per fare valore raggiunto è necessario condividere gli obiettivi all'interno dell'impresa e rendere trasparenti i luoghi di lavoro. Non ritiene che sia più sufficiente nemmeno il luogo di lavoro singolo, ma è fondamentale la filiera, intesa come fornitori ma anche come possibilità di formazione e di istruzione. «I tedeschi hanno approvato una legge sulla partecipazione tanto è fondamentale. Anche noi dobbiamo rafforzare i corpi intermedi che dentro questa innovazione rischiano di indebolirsi pur avendo la funzione democratica. Dove i lavoratori si sentono esclusi nasce la rabbia. Dobbiamo lavorare per una tenuta democratica e culturale».

Alberto Vacchi, presidente Ima e Confindustria Emilia, porta la sua esperienza di imprenditore dove si è dato inizio a un processo di digitalizzazione dedicando un'area digital. «Abbiamo ritenuto fondamentale fare un passaggio determinante con i lavoratori, dato l’impatto forte nello svolgimento del lavoro. Abbiamo avviato un percorso di commissione bilaterale per condividere le informazioni. Questo cambiamento doveva essere accettato». A questo è stata correlata un'organizzazione del lavoro diversa passando da una filiera orizzontale a una conoscenza nuova di modello aziendale. «Una delle nostre caratteristiche è quella di condividere. La responsabilità delle forze sociali deve essere di fare cuciture perché un’interlocuzione politica su questi temi non so quando l’avremo».

Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl accoglie la provocazione di Vacchi e sottolinea che «i processi economici servono a una società che si sta sfilacciando. Non è vero che nel nostro Paese le forme partecipative hanno una grande storia. Non è cosi. Nel nostro Paese ci sono molte difficolta anche solo ad affermare il valore della partecipazione». Ricorda come il protocollo dell’Iri di Prodi di 30 anni fa prefigurava i percorsi della partecipazione. «Ci siamo convinti che il tema della partecipazione dei lavoratori, che significa democrazia economica, è la strada giusta per arrivare agli obiettivi di crescita. È il bene comune del lavoro. Un riconoscimento della partecipazione come garanzia di qualità e produttività e sentire i lavoratori come prioritari fanno una bella differenza. Il documento “Patto per la fabbrica” è un cantiere aperto e il tema della partecipazione è centrale. Potremmo terminarlo a breve».

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, chiarisce che «il parlamento deve favorire una condizione più che imporre un impianto. Oggi non abbiamo maturato un livello di consapevolezza sul tema. Se paragoniamo i nostri numeri con l'universo sono piccolissimi. Per la partecipazione ci vuole una scelta sui livelli di qualità. Si innesta nella misura in cui si sceglie il posizionamento del sistema italiano sulla qualità. Le filiere sono state una benedizione ma alcune stazioni della filiera sono virtuose e altre essendo commodities vengono ridotte. Ma la filiera è stato un avanzamento culturale dove ogni punto creava valore. Questa visione ora è disattesa. Di partecipazione ne possiamo parlare tanto ma può rimanere un argomento. Bisogna guardalo in faccia e coglierne i problemi e l’esigenza di decisione. Altrimenti ognuno prenderà il proprio rivolo. Può essere una ricucitura per cui una comunità si sente comunemente responsabile. C’è un grande tema di cultura, la relazione tra lavoro e impresa. Abbiamo un tema anche di determinazione dell'impresa. È una sfida attuale perché modifica risorse umane, formazione anche in connessione con la tecnologia e la velocità dei tempi».