16 luglio 2019

Manutenzione funi: basta incomprensioni sul metodo Mrt

26 giugno, 2019 - 10:22

Articolo pubblicato su L'Industria Meccanica n. 720

Cosa dice la norma
La norma ISO 4309 chiarisce subito, in riferimento al Mrt, che “…il test costituisce un contributo per l’ispezione interna delle funi, ovvero uno strumento complementare rispetto ad altri strumenti diagnostici già disponibili”.
Il termine complementare, che ricorre spesso all’interno della norma, compare anche in quest’altro passaggio: “il Mrt è complementare ai controlli visivi, eseguiti da persona competente”. Ciò significa che il metodo Mrt, da solo, non permette al tecnico manutentore di valutare lo stato della fune, quindi, deve necessariamente essere affiancato da altri metodi come per esempio quello visivo.

Proprio su questo punto Aisem, l’associazione italiana sistemi di sollevamento, elevazione e movimentazione aderente ad Anima Confindustria, attraverso il position paper di febbraio 2018, dichiara che “La norma tecnica ISO 4309 […] ribadisce l’importanza della professionalità, competenza e discrezionalità di giudizio delle persone, che si devono assumere e si assumono la responsabilità di valutare i rischi relativi all’uso di una macchina di sollevamento che utilizza funi”.


La centralità del tecnico manutentore
Sul termine “discrezionalità” impiegato da Aisem nel documento, tuttavia, è stata fatta non poca polemica per cui chiediamo chiarimenti a Maurizio Tansini, capogruppo della sezione sollevamento di Aisem, e a Matteo Frigo, entrambi di Konecranes Italia. «Gli apparecchi di sollevamento – dice Maurizio Tansini – sono soggetti a una disciplina come molti altri apparecchi industriali, per cui, chiunque ci metta le mani deve essere una persona che abbia competenze, conoscenze strumenti ed esperienza specifici. Quando parliamo di un tecnico manutentore, in questo ambito, dobbiamo pensare a un ispettore specializzato che deve avere una specifica formazione e che, quindi, ha la piena responsabilità di quello che fa utilizzando gli strumenti normativi».

Matteo Frigo spiega che: «nella norma, i criteri di scarto, oltre i quali le funi devono essere sostituite, non sono assolutamente discrezionali perché ci sono valori di riferimento numerici oggettivi. La discrezionalità è nella scelta di quali tipologie di controlli adottare per un certo tipo di fune o di applicazione. Ci sono dei casi in cui il controllo di per sé costerebbe di più della sostituzione della fune, per cui sovente il manutentore sceglie la seconda opzione».
Sostenere, dunque, che il metodo Mrt sia stato inserito nella norma come strumento di valutazione che fornisca evidenze incontestabili a differenza degli altri metodi presenti sul mercato che, invece, sono discrezionali, è sia sbagliato che fuorviante. Il metodo Mrt, tra l’altro, non è fisicamente applicabile in tutti i punti della fune, a volte proprio nei tratti dove è maggiore il rischio di rottura.

In ogni caso la centralità del tecnico manutentore rimane intatta come ribadisce Matteo Frigo: «la lettura dei dati forniti da uno strumento deve essere comunque eseguita da una persona competente, quindi, la competenza del manutentore che deve valutare la condizione della fune è requisito essenziale anche per la norma».


La norma parla chiaro

Anche Uni è intervenuta sulla questione all’interno del convegno, organizzato insieme ad Aisem e Anima, “Funi per apparecchi di sollevamento. Giornata di approfondimento sulle norme UNI EN 13001-2-3 e UNI ISO 4309” tenutosi lo scorso 6 marzo.

Roberto Cianotti, Presidente Commissione UNI CT 005 “Apparecchi di sollevamento e relativi accessori” fa una chiosa introduttiva sul ruolo e il rispetto delle norme tecniche: «L’applicazione delle norme En, cioè quelle armonizzate, fatte su mandato della Commissione al Cen (Comitato europeo di normalizzazione, NdR) danno la presunzione di conformità ai requisiti di una direttiva, quindi, un costruttore non può essere confutato da parte di uno Stato se ha rispettato quella norma.

Tuttavia, una norma rimane pur sempre volontaria. Nel caso specifico, quasi tutte le norme En relative agli apparecchi di sollevamento riportano, come indicazioni per il costruttore da dare nelle istruzioni per l’uso, il rispetto della ISO 4309. Da un punto di vista formale, ciò significa che la norma, ancorché Iso, poiché citata in una norma En, ai fini dell’assorbimento dei requisiti essenziali di sicurezza, è essenziale».

Entrando nel merito dell’introduzione del Mrt nella ISO 4309, Cianotti si dichiara sorpreso per il polverone sollevatosi spiegando che: «in questa norma c’è scritto chiaramente che per verificare lo stato di una fune metallica “può” essere utilizzato, non obbligatoriamente, anche un controllo magnetico, con tutti i limiti di applicabilità che esso comporta; e che tale controllo deve essere fatto da personale competente e tenendo memoria dello stato iniziale e delle successive verifiche della fune. L’uso dei controlli magnetici rappresenta un accertamento più profondo che ha senso laddove il manutentore non riesca a facilmente a vedere l’entità del danno della fune. È il caso, per esempio, di funi che lavorano costantemente all’aperto soggette a corrosione che parte sovente parte dall’interno della fune stessa».


Il parere dell’Inail
Fin qui le dichiarazioni dei rappresentanti dell’associazione di categoria e dell’ente italiano di normazione. Per chiudere il cerchio sull’argomento, che in fondo ruota intorno alla sicurezza sul luogo di lavoro ove, chiaramente, via sia un sistema di sollevamento, non poteva mancare il sigillo dell’Inail.

La posizione dell’Istituto ce la spiega Luigi Monica membro Inail della commissione Uni funi, apparecchi e accessori di sollevamento nonché responsabile della sezione tecnico-scientifica “accertamenti tecnici” Inail del dipartimento d’innovazione tecnologica e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici. «Il metodo Mrt è certamente un controllo più approfondito ed efficace per riscontrare determinati danneggiamenti della fune, quindi, è un’ulteriore possibilità che può adottare la persona competente indicata dal datore di lavoro per esprimere un giudizio sullo stato della fune. Tuttavia, questo metodo, per essere applicato, deve seguire un processo logico che prevede prima la verifica delle istruzioni del fabbricante, in secondo luogo l’applicazione della norma e, quindi, l’intervento di una persona competente che faccia prima un esame visivo e, poi, prenda in considerazione anche un possibile esame più approfondito come quello magneto-induttivo. Il metodo Mrt indicato nella norma, pertanto, non è obbligatorio, semplicemente, supporta un’indagine più approfondita che va svolta qualora la persona esperta la ritenga necessaria».


Chiediamo a Luigi Monica qual è l’attività di Inail di fronte alla stesura di nuove norme o all’introduzione di innovazioni in quelle esistenti. «Inail partecipa alla redazione delle norme. Pertanto, se ritenessimo una norma non corretta potremmo agire in fase di stesura o supportare l’autorità di sorveglianza del mercato nel caso di ritiro della norma stessa».


Un test in aggiunta ai metodi tradizionali
Ricapitolando, la normativa ISO 4309, introducendo il Mrt, dice come tale metodo deve essere usato, qualora il tecnico manutentore competente, addetto alla sicurezza delle funi di sollevamento, decide di applicarlo come ausilio importante ai metodi tradizionali, quali, per esempio, l’ispezione visiva o l’apertura meccanica.
Bisogna anche aggiungere che la corretta lettura dei dati forniti dal Mrt è subordinata a una traccia campione eseguita o quando la fune è nuova, oppure, a fune appena sostituita, seguendo lo stesso principio per cui un cardiologo valutando un elettrocardiogramma di controllo di un paziente, ha bisogno di vedere i tracciati precedenti. Quindi, in ultima analisi, la normativa porta un vento di novità inserendo il metodo Mrt senza, tuttavia stravolgere l’aspetto delle procedure di verifica in vigore da decenni sulle funi di sollevamento. La cosa fondamentale è che il datore di lavoro, avvalendosi di personale specializzato, esperto, competente, garantisca la corretta valutazione dello stato di conservazione della fune, indipendentemente dal metodo di controllo usato.