22 giugno 2018

Riscaldare case e uffici, ora l’eco-bonus vale anche per le tecnologie ibride

7 marzo, 2018 - 18:30
A cura di: 
Carlo Fumagalli

Articolo pubblicato su L'Industria Meccanica n. 713.

Milano, una residenza di 100 metri quadri, una caldaia tradizionale comprata 15 anni fa. Con un investimento di circa 3000 euro (al netto degli incentivi) per sostituire il generatore con una soluzione ibrida, si possono risparmiare 1000 euro ogni anno in bolletta: in tre anni è ammortizzato.

«E non dimentichiamo il valore non monetizzabile del comfort indoor e della salubrità dell’uomo e dell’ambiente» dicono da Assotermica, che in Anima Confindustria rappresenta i produttori di impianti termici, e che a Mostra Convegno Expocomfort presenta una nuova edizione del manuale dedicato al ruolo dei sistemi ibridi nella transizione energetica attuale, arricchito di casi applicativi.

Insomma, che sia per un’abitazione o per gli uffici di un’azienda, la tecnologia ibrida si configura come soluzione efficiente per il riscaldamento degli ambienti e la generazione di acqua calda sanitaria. Il sistema unisce in un’unica macchina le migliori prestazioni di un una caldaia a condensazione, e di una pompa di calore. Tecnologia elettrica e tecnologia a gas vengono così gestite da un’unica intelligenza, in modo da unirne i pregi e compensarne le criticità, come la gestione dei picchi di bassa temperatura o il dimensionamento.  

Un eco-bonus per le tecnologie intelligenti
L’efficacia dell’ibrido è riconosciuta – ed è una novità di quest’anno – dalla nuova legge di bilancio. La norma introduce infatti la detrazione del 65% per i sistemi ibridi costituiti da pompa di calore e caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed espressamente concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento tra loro.

Un risultato non scontato per la meccanica, visto che già da tempo – come ha spiegato il presidente di Assotermica Alberto Montanini – si ventilava l'ipotesi di un taglio dell’ecobonus anche per le caldaie a condensazione (poi rimasto inalterato per gli apparecchi di classe A con sistemi di termoregolazione evoluti).

Il percorso che ha portato alla valorizzazione dell’ibrido è durato molti mesi, nei quali l’associazione ha lavorato insieme all’Enea, il ministero dello Sviluppo economico,  il ministero dell’Ambiente, e il Gse, che per primo ne aveva riconosciuto i benefici in termine di efficienza con l’inserimento della tecnologia fra i beni incentivati dal Conto termico. Oggi la tecnologia è inserita anche nell’ambito della Strategia energetica nazionale, e acquisisce così un ruolo importante nel quadro delle politiche italiane ed europee in ottica di decarbonizzazione e qualità dell’aria.

Mercato Italia in crescita
In Europa il mercato italiano ha il tasso di crescita più alto. E secondo l’ufficio studi Anima Confindustria le vendite sono salite del 35% rispetto al 2015. Il dato si spiega in parte considerando lo stock edilizio del nostro paese: quasi 54 milioni di unità secondo i dati del Cresme, di cui l’82% è riferito al settore residenziale. Il combustibile più utilizzato? Il gas. L’ibrido può trovare facilmente collocazione, grazie anche alle dimensioni ridotte, nell’ambito di una riqualificazione edilizia di uno stabile costruito 50 anni fa.

Ma non solo riefficientamento: la tecnologia ibrida, se applicata a una nuova costruzione, si presenta come una risposta agli obblighi europei riguardanti la diffusione degli n-zeb (nearly zero energy building). Il comparto produttivo italiano, inoltre, compete con i livelli registrati dalla Germania.

La sfida dei produttori? Probabilmente le novità saranno sempre di più rivolte a una maggiore integrazione fra dispositivi e un’interfaccia per l’utente con funzionalità evolute. Mentre in futuro, oltre all’unione di caldaia a condensazione e pompa di calore, una soluzione ibrida potrebbe estendersi anche a fonti quali il solare termico o i biocombustibili.