Come le semplificazioni doganali impattano sul commercio delle imprese italiane

I temi più importanti trattati a Picard

24 gen 2017

Fulvio Liberatore, Easyfrontier

Articolo pubblicato su L'Industria Meccanica n. 706

La risposta al contrabbando non possono essere i controlli tradizionali
La dogana del nuovo millennio? Se da un lato aumentiamo le barriere difensive e gli oneri tecnici per chi produce e commercia, dall'altro abbiamo un aumento esponenziale del commercio illegale, con danni progressivi inimmaginabili: non solo tabacchi, prodotti dual use, prodotti farmaceutici, alcolici, opere d'arte ma anche ricambi, tecnologie e soluzioni di tutti i tipi finiscono per scegliere le strade più comode del contrabbando, alleandosi, anche involontariamente, con il commercio di stupefacenti e armi, e rendendo il mondo un posto decisamente insicuro. La riposta non può essere rappresentata dai controlli tradizionali e ossessivi, assolutamente inefficaci a livello statistico quanto, piuttosto, dall'evoluzione dell'e-customs, delle single Windows nazionali e integrate e dalle autorizzazioni Aeo. È questo il disegno in filigrana tracciato da Picard, la Conferenza annuale dell'Organizzazione mondiale delle dogane (Wco – World Customs Organization) riservata alla presentazione delle più approfondite e avanzate ricerche e analisi in materia doganale. Appuntamento che ha visto, a Manila dal 26 al 29 settembre scorso, la partecipazione di rappresentanti provenienti da più di 50 paesi. Molti i temi sul tavolo. Tre le tematiche trasversali per il mondo industriale, di grande impatto sul futuro dei controlli doganali, destinati a evolversi nel senso della semplificazione e dell'uniformità a livello globale ma anche nel senso di una loro molto maggiore incisività, a tutela del commercio legale e leale.

L'operatività doganale impatta sulle multinazionali
Il primo tema, discusso nel corso della seconda sessione plenaria del 26 settembre, era rubricato come: Custom Management: Transit and Trade Facilitation. Andrew Grainger, dell'Università di Nottingham, ha presentato i risultati di un lavoro di ricerca sulla gestione dell'operatività doganale e dei suoi impatti sull'organizzazione delle imprese multinazionali. Dalla ricerca è emersa la necessità di prevedere, nell'organizzazione delle aziende, una figura che possa coordinare, in modo non casuale e senza affidarsi ciecamente a terzi, l'operatività doganale e non solo essa: politica doganale e suoi impatti  sull'organizzazione logistica e sulla fiscalità interna e internazionale costituiscono uno dei temi più sentiti dalle multinazionali intervistate dai ricercatori di Nottingham. Nel corso del dibattito è emerso come la tematica stia diventando di grande attualità anche per le imprese di dimensioni minori ma con forte vocazione all'esportazione e all'internazionalizzazione. Le più stimolanti ipotesi di lavoro emerse, oltre a un'estensione della ricerca al vastissimo settore delle Pmi, riguardano la formazione e la certificazione delle competenze del "customs manager", figura di riferimento che può essere sì interna, laddove economicamente e organizzativamente compatibile, o anche esterna, come spesso sono consulenti fiscali e legali, ma molto vicina agli interessi e agli orientamenti dell'azienda. Oggi, infatti, la dogana interconnessa a livello globale presenta sfide da affrontarsi con consapevolezza: non solo come oneri connessi alla logistica e alla consegna dei beni ma vera e propria piattaforma strategica di sviluppo del commercio e della competitività.

Dalla Cina all'Iran verso un approccio Single Window
Altra tematica di grande impatto, anche in una prospettiva di breve periodo, è l'evoluzione della digitala customs: dalla Cina e la Corea (due studi, uno di Huawei Technologies e uno dello Shaghai Customs College) all'Iran (due ricercatori dell'università di Teheran) e all'Africa centrale e meridionale (esperienze in Madagascar, Gabon, Costa d'Avorio) emergono nuovi approcci e nuovi strumenti, tutti improntati all'obiettivo, condiviso anche a livello Wto, di una progressiva adozione della metodologia Single Window (per la gestione integrata degli adempimenti richiesti dalle diverse amministrazioni, polizie ed enti di ogni genere) e dell'espansione delle funzionalità dei modelli e-customs. In particolare, in Cina si va verso la trasformazione dei sistemi e-port e eCustoms in una National Single Window mentre in Iran si sta sperimentando un nuovo modello (Iccs) per il miglioramento delle performance dei sistemi informativi connessi alle dogane. La Corea ha già attivato, con risultati molto positivi, un proprio sistema di single window interagenzia (la ricerca faceva anche il punto sulla diffusione nel mondo di soluzioni single window) mentre in Africa già si ragiona sull'utilizzo operativo dei dati di dettaglio emergenti dalle analisi statistiche doganali.

Il punto su certificazione Aeo e origine non preferenziale
A Picard 2016 l'approccio più legato ai temi tradizionali (e forse più sentiti direttamente dalle nostre imprese) è stato rappresentato da due sessioni tematiche: la prima, relativa all'evoluzione dell'Aeo (figura che, nell'Unione europea, è diventata l'autorizzazione come operatore economico autorizzato), si è concentrata sull'analisi dei dati emersi di due indagini molto ben strutturate condotte, con approcci e modelli condivisi, dalla Crossborder Research Association, istituto di ricerca svizzero, e dall'università di Zaragoza (Spagna). I ricercatori (Juha Hintso e Luca Urciuoli) hanno verificato come l'Aeo, pur destando tuttora molto interesse e grandi attese, non riesce ancora ad essere apprezzato nelle sue piene potenzialità, sia dalle imprese (che tardano, anche a livello globale, ad aderirvi e ad affrontare il percorso di certificazione) sia dalle dogane (che non riescono, da parte loro, ad erogare adeguati e percepibili benefici alle imprese autorizzate). Ciò nonostante, tutti concordano sulla marcia inarrestabile dell'Aeo e sulla sua sempre maggior diffusione, come strumento complementare a ogni efficace metodologia di controllo e di analisi dei rischi: infatti, solo dagli esempi diffusi di compliance doganale, di condivisione di metodi e regole, può nascere un modello efficace di controllo e di estrazione dei dati rilevanti per lo svolgimento delle attività di controllo doganale a tutela degli interessi dei cittadini e delle imprese.

La seconda sessione di impianto "tradizionale" ha visto la discussione dei temi più classici: classifica, valore in dogana e origine delle merci. Nel corso della sessione, Mararja Saluste Kukalne, del subdirettorato della Wco per l'origine delle merci ha presentato lo stato dell'arte: pur rappresentando l'origine non preferenziale delle merci uno dei cardini per la gestione delle misure di difesa commerciale (dazi antidumping e dazi compensativi) e per il controllo degli scambi commerciali, non si è ancora giunti a una definizione tecnica condivisa dell'origine, applicabile in modo sistematico e certo alle merci. Shujie Zang, con altri due colleghi, dello Shanghai Customs College, ha presentato il sistema cinese delle "advanced rulings", ossia della classificazione preventiva delle merci (in Ue il sistema prende il nome di "Informazione tariffaria vincolante" ed è puntualmente disciplinato dal nuovo Codice Doganale dell'Unione): si tratta, secondo i ricercatori, di un ottimo strumento di governo "olistico" degli scambi. Il compito delle imprese, delle nostre imprese, che poi muovono il mondo, è certamente quello di farsi sentire in tutte le sedi ma anche di adottare modelli organizzativi efficaci e consapevoli, accelerando i processi di sdoganamento e liberando, così, le necessarie risorse per la lotta al commercio illegale.

(Fulvio Liberatore e Marco Polizzi di Easyfrontier hanno partecipato a Picard 2016 come delegati del Progetto Dogana Facile Anima).

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