Energivori e grandi aziende. La diagnosi energetica è un obbligo

Per spingere la cultura dell'efficienza, potenziare TEE e accesso al credito

16 dic 2015

Carlo Fumagalli

L'articolo è stato pubblicato sul numero di novembre/dicembre

Ci siamo. Il 5 dicembre scade il termine per aziende energivore e grandi imprese per eseguire la diagnosi energetica. Non c'è un dato ufficiale, ma probabilmente non sono poche le aziende ad arrivare impreparate a questa data.

La domanda da porsi è: si tratta di un'opportunità o un costo? Numeri alla mano una diagnosi energetica è in realtà un investimento per risparmiare energia e denaro, oltre che un incentivo per spingere la filiera tutta italiana di impianti termici e climatizzazione e più in generale della componentistica legata all'efficienza energetica. Purché a questa seguano veri interventi di efficientamento. 

L'obbligo di eseguire la diagnosi è previsto dal DLgs 102/2014, e recepisce una normativa europea (UE 27/2012) che prevede obblighi in materia di efficienza energetica. Successivamente andrà ripetuta ogni quattro anni. È un importante strumento per individuare il potenziale di risparmio energetico per le aziende, e da lì poter andare a ottemperare gli obiettivi previsti, fra l'altro, dalla strategia energetica nazionale per alleggerire la dipendenza dall'estero di fonti fossili. Possono eseguire tali diagnosi esclusivamente Energy service company (ESCo) certificate, Esperti in gestione energia e Auditor energetici.

Vantaggi riconosciuti, ma non sempre fino in fondo

Il ritorno economico nell'eseguire interventi di efficientamento energetico a seguito di una opportuna diagnosi, del resto, è riconosciuto. «Uno studio in corso riguardo al potenziale di risparmio energetico nell'industria», ci spiega al telefono Serena Pontoglio, policy officer della Commissione europea, «segnala che prendendo come riferimento interventi di payback compreso tra i 2 e 5 anni, il potenziale di riduzione dei consumi va dal 4% al 10% a seconda del settore».

Eppure il diffondersi dell'applicazione della diagnosi non si può dire sia uniforme. Secondo alcune interpretazioni non è d'aiuto il periodo storico: l'obbligo arriva in un momento in cui molte aziende – spesso sofferenti a causa della crisi dell'edilizia – possono tendere a guardare soprattutto ai costi imminenti, e a non prendere in esame gli interventi previsti a seguito della diagnosi energetica, che presuppongono una visione di medio termine.

Non aiuta nemmeno il fatto che, facendo un rapido conteggio, le sanzioni previste per il mancato rispetto dei termini (da 4.000 a 40.000 euro, la metà in caso di diagnosi parziale) siano di fatto di di entità analoga ai costi della diagnosi.

Come spingere la diffusione della diagnosi energetica?

In Italia lo strumento principe individuato per arrivare a coprire gli obiettivi europei è il certificato bianco. E proprio i titoli di efficienza sono un supporto importante per strumenti come la diagnosi energetica, che permette di capire quali sono i consumi di un'azienda e come sono distribuiti in modo da intervenire per ridurli. Certificati bianchi che in questo momento vivono un periodo di revisione delle linee guida.

E da questa fase l'industria rappresentata da Anima/Confindustria auspica di uscire con uno strumento rafforzato. Si è parlato spesso nell'ambiente di depotenziare il ruolo dei Tee per alcuni settori, in relazione all'entrata in vigore di nuovi dispositivi di legge quali l'ecodesign, che alzano i requisiti di efficienza per i prodotti da immettere sul mercato. Ma spingerne, al contrario, l'utilizzo è invece importante per permettere a questa rivoluzione di andare a regime.

Anche perché lo strumento sta portando buoni frutti: lo scorso anno sono stati presentati nell'ambito del meccanismo dei certificati bianchi quasi 15 mila progetti, per i quali il Gestore dei servizi energetici ha rilasciato complessivamente oltre 7 milioni e mezzo di titoli di efficienza energetica, conseguendo risparmi di energia primaria pari a 2,7 Mtep. Altro tema interessante per spingere un'azienda a cogliere le opportunità di risparmio energetico è quello dell'accesso al credito per gli investimenti.

Per il buon esito degli interventi è fondamentale, infatti, il ruolo del mercato finanziario: garanzie per chi va a certificare l'intervento e possibilità per l'azienda di reperire risorse metterlo in atto, in modo da incentivare gli istituti di credito a concedere liquidità.

Energia, Edilizia, Alimentare, Movimentazione e logistica, Sicurezza e ambiente, Industria varia, Ambiente & Sicurezza, efficienza