Fortis: meccanica nuovo pilastro del Made in Italy

L'intervento del vicepresidente della Fondazione Edison mostra un manifatturiero che tiene a galla il paese grazie alle esportazioni, con la meccanica al primo posto. Ma il Governo deve imparare a spiegarlo ai mercati.

11 ott 2012

Per molti mesi ci hanno raccontato che l'Italia non stava poi così male, nonostante la crisi finanziaria a livello mondiale. Poco dopo, con il nuovo Governo, ci hanno detto che eravamo sulla soglia del baratro e che senza una dieta ferrea saremmo precipitati di sotto.

Per l'economista Marco Fortis, Vice presidente della Fondazione Edison, la giusta via sta nel mezzo. L'economia mondiale sta frenando, la crisi morde l'Europa e l'Italia, in particolare, sta pagando a caro prezzo la recessione, ma lo spread con la Germana riflette un'immagine distorta, che il nostro paese non si merita, poiché i fondamentali sono sani e il nostro manifatturiero, grazie all'esportazione, resta un solido pilastro del paese. E, cosa più importante, sui mercati esteri continuiamo a competere con la locomotiva d'Europa.

Nel suo intervento all'Assemblea Anima 2012, tenutasi a Milano il 9 ottobre scorso, Fortis ha sottolineato che dal punto di vista finanziario l'Italia non è più la pecora d'Europa e altri paesi stanno peggio, dipende da quali dati si guardano. Il nostro avanzo statale, per esempio, è di 700 milioni di euro e ci pone tra i paesi più virtuosi, anche se lo utilizziamo per pagare gli interessi di un debito pubblico stratificatosi negli anni. Il Governo Monti ha imposto una stretta fiscale che non ha eguali in Europa, per mostrare ai mercati finanziari il nostro impegno; ma - rileva Fortis - la dieta ha portato l'economia nazionale in recessione e senza le esportazioni oggi il nostro PIL mostrerebbe una caduta ben maggiore.

Era davvero necessario pagare così tanto per riguadagnare credibilità? Fortis ritiene che la riforma più importante da fare sia quella "reputazionale", che riguarda cioè la nostra immagine all'estero. Spiegare, per esempio, che la nostra situazione economica è migliore di quanto si crede, che l'Italia ha sì un alto debito publico, ma anche un basso debito privato, in particolare quello delle famiglie. Il totem del rapporto debito/PIL, che ci penalizza agli occhi dei mercati, andrebbe affiancato ad altri parametri quali il rapporto tra debito pubblico e ricchezza finanziaria netta delle famiglie, il rapporto tra debito e patrimonio privato (case comprese) o, ancora, il rapporto tra debito pubblico ed entrate statali, stabile ormai da molti anni. Con questi aggiustamenti, la nostra posizione sociale nei circoli internazionali migliorerebbe significativamente.

Un altro mito da sfatare è la bassa crescita dell'Italia. Non cresce il mercato interno, stagnante da anni, ma le imprese che esportano sono competitive e crescono. Soprattutto nel manifatturiero, dove l'Italia è - insieme a Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud - tra gli unici paesi del G20 a poter vantare un surplus commerciale.

La bilancia commerciale manifatturiera con l'estero ha raggiunto a giugno 2012, sui dodici mesi precdenti, un livello record di quasi 80 miliardi di euro, addirittura superiore ai massimi pre-crisi toccati nel 2008 (64 miliardi).

Le "quattro A" del Made in Italy - Alimentari e vini; Arredo-casa; Abbigliamento; Automazione, meccanica e gomma-plastica - hanno subito la concorrenza dei mercati emergenti, ma dopo la crisi del 2008 sono tornate a crescere raggiungendo l'anno scorso un saldo commerciale con l'estero di 108 miliardi di euro, 74 dei quali imputabili proprio alla "quarta A".

Notevole - ha ricordato Fortis - è il contributo della meccanica, oggi il nuovo pilastro del made in Italy (da qui il titolo del convegno: Mech in Italy), al terzo posto per surplus con l'estero a livello mondiale (53 miliardi di dollari), al quinto per quota di esportazione (53%), ma sul primo gradino del podio per diversificazione dei mercati e dei prodotti. Insomma, non siamo la Germania, ma ai tedeschi stiamo dando filo da torcere in questo campo.
Un altro dato mostra l'importanza di questo settore: il valore aggiunto della meccanica italiana, nel 2007 era pari a 66,4 miliardi di euro, ovvero più di tutta la chimica e la farmaceutica tedesca (64,8 miliardi), o della somma dell'industria automotive di Germania e Francia (61,2 miliardi).

Se poi andiamo a vedere i singoli comparti, il nostro paese è primo, secondo o terzo esportatore mondiale per quasi 1000 prodotti industriali, con un valore complessivo di 173 miliardi di dollari. Di questi prodotti di punta, quasi 300 riguardano la meccanica non elettronica, apparecchi e prodotti in metallo (73,7 miliardi di dollari), con 86 primi posti e ben 95 secondi piazzamenti.

Prendendo in considerazione i 154 prodotti della meccanica che compongono il portafoglio delle aziende aderenti ad ANIMA, emergono dati interessanti. Il saldo commerciale si attesta a 17,7 miliardi di euro, contro i 31 miliardi della Germania. Per 54 di questi prodotti, però, il nostro saldo commerciale supera quello tedesco. E' il caso, per esempio, della rubinetteria e valvolame, componenti di turbine a gas, pompe per liquidi, macchine per la panificazione, apparecchi per il freddo commerciale, come pure apparecchi per il condizionamento dell'aria, chiusura automatica di porte o pale meccaniche ed escavatori, solo per citarne alcuni (l'elenco completo è riportato in allegato). In questi settori si continua ad investire e si aprono nuovi stabilimenti, con riflessi positivi anche sull'occupazione.

Dove perdiamo con i cugini tedeschi, restando al surplus del commerciale manifatturiero, è in altri settori industriali come la meccanica o l'elettronica, dove il gap raggiunge anche 30 punti percentuali. Ma questa è un'altra storia.

Scarica la presentazione del  Prof. Marco Fortis - Fondazione Edison

Energia, Edilizia, Alimentare, Movimentazione e logistica, Sicurezza e ambiente, Industria varia, Economia, Assemblea ANIMA 2012