Il Paese "reale" a Made in Steel

 

Made in Steel per confrontarsi con il paese reale e non delle parole. All'insegna di innovazione, internazionalizzazione e cooperazione la prima edizione milanese della fiera dell'acciaio. ANIMA presente con le associazioni Aisem, Cicof e Ucc.

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05 apr 2013

Made in Steel per confrontarsi con il Paese reale e non delle parole. Si apre all'insegna di innovazione (tecnologie digitali), internazionalizzazione e cooperazione la prima edizione milanese della fiera dell'acciaio, che, come spiegano gli organizzatori, «mette le ali pur mantenendo le proprie radici», ed esprime così la missione a cui le aziende dovranno tendere: «capire i nuovo mercati per avere un futuro, consapevoli che senza economia reale non ci può essere lavoro per un paese come il nostro».

E proprio la flessibilità delle aziende impegnate nel settore siderurgico è stata la chiave per reagire alla crisi, confermando l'Italia il secondo paese siderurgico d'Europa agendo su innovazione e sostenibilità economica e sociale.

Presente all'evento anche ANIMA, insieme ai protagonisti del mondo istituzionale, per incontrare e dialogare con tutto il mondo che vive "di" e "per" l'acciaio.

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«Presto una politica industriale europea». Lo ha annunciato Antonio Tajani al convegno di apertura di Made in Steel che ha visto la partecipazione di numerosi esponenti della vita istituzionale del Paese, quali oltre allo stesso Tajani (vicepresidente della Commissione Europea), anche Riccardo Monti (presidente ICE), Marco Fortis (vicepresidente della Fondazione Edison) e Antonio Gozzi (presidente Federacciai).

Politica industriale, quella annunciata da Tajani, che dovrebbe essere avviata entro la fine del proprio mandato in Europa e che vedrà il settore siderurgico come testa di ponte del progetto. «Abbiamo già fatto scelte a favore di una politica industriale – ha spiegato – in particolare l'obiettivo di raggiungere entro il 2020 il 20% del pil europeo proveniente dalla manifattura». Per realizzarlo, naturalmente, sarà necessario il consenso degli Stati membri, oltre che della Commissione di cui Tajani è vice presidente e del Parlamento, ed è con soddisfazione che anticipa: «sarà proprio questo il tema della prossima riunione del consiglio europeo».

A partire dall'acciaio, un comparto "irrinunciabile e determinante per l'automotive, le costruzioni e la cantieristica navale, settori dove il know how europeo è di grande qualità". Per far sì che l'industria europea possa continuare a generare ricchezza, oltre alla politica economica, secondo Tajani sarà compito dell'Ue intervenire anche «nella politica commerciale - che dovrà essere più incisiva - e con accordi commerciali che rompano il monopolio cinese sui mercati delle materie prime».

Medesima necessità di rilancio traspare anche dalle parole di Antonio Gozzi, presidente di Federacciai: «attualmente in Italia le acciaierie lavorano al 60% della loro capacità produttiva. Ciò nonostante i costi continuano ad essere molto elevati». Le parole chiave per il futuro dell'acciaio, per Gozzi, dovranno essere «innovazione, sostenibilità e cooperazione». Ciò si traduce nella «differenziazione delle nostre produzioni rispetto a quelle asiatiche, nella sostenibilità ambientale ed economia delle imprese, nella collaborazione tra aziende e nella razionalizzazione dell'offerta».

Una delle soluzioni a questa situazione sta nell'internazionalizzazione, elemento sottolineato sia da Marco Fortis che dal presidente di ICE Riccardo Monti. Fortis, nel suo intervento, ha ricordato i punti di forza della manifattura italiana, che è la "quinta al mondo per valore aggiunto".

Fortis, poi, ha spiegato che "l'Italia ha un potenziale di export incredibile: su 4000 cluster di prodotti non energetici e non alimentari, il nostro paese è in surplus per ben 2018 di questi, ed in 1215 di questi ha performance migliori della Germania. Solo questi valgono un export di 150 miliardi di dollari, pari al 7% del PIL". La manifattura italiana, quindi, "è ancora forte e deve far sentire la propria voce, soprattutto in Europa dove l'economia interna si sta contraendo a causa di un'austerità fine a sé stessa".

Riccardo Monti, infine, ha sottolineato che "l'Italia è l'11° produttore mondiale di acciaio, ma il 6° esportatore. Il problema per la siderurgia, oggi, è che non genera utili". Per far sì che la situazione generale migliori, per Monti, "l'Italia dovrà fare come la Germania, che dal 2001 al 2011 è passata da un peso dell'export sul PIL del 33% al 50%".

Da parte della Federazione ANIMA, l'evento ha visto tra gli attori principali tre associazioni: Aisem, Cicof e Ucc, attive protagoniste per il loro know-how. Sollevamento e movimentazione, forni industriali e caldareria sono i tre settori rappresentati dalle rispettive associazioni, che hanno registrato durante i giorni di fiera un importante riscontro di presenze e interesse presso il proprio stand istituzionale oltre a workshop e seminari tecnici di grande utilità per le aziende.

Movimentazione e logistica, Industria varia, Economia, Made in Steel