Il siderurgico sfida la crisi

«Non esiste paese moderno senza siderurgia. Irrealistico pensare di farne a meno». Questo il messaggio lanciato oggi dal presidente di Federacciai Antonio Gozzi alla sua prima conferenza stampa dopo l'insediamento dello scorso giugno. È ancora possibile fare acciaio? «Si deve. Si può. In compatibilità con i sistemi ambientali più evoluti».

29 gen 2013

c.f.

«Non esiste paese moderno senza siderurgia. Irrealistico pensare di farne a meno». Questo il messaggio lanciato oggi dal presidente di Federacciai Antonio Gozzi alla sua prima conferenza stampa dopo l'insediamento dello scorso giugno. È ancora possibile fare acciaio? «Si deve. Si può. In compatibilità con i sistemi ambientali più evoluti».

Proprio questo, l'aspetto ambientale, il tema più caldo degli ultimi mesi. Ma per il presidente Gozzi l'Italia è «un buon esempio di collaborazione fra siderurgia e ambiente». Il caso Ilva autorizzerebbe a dubitare. Ma Gozzi chiarisce: «Le industrie siderurgiche europee a ciclo integrale non sono diverse da Taranto, soltanto più piccole: Dunkerque, Fos sur mer, Teesside, Port Talbott, Ghent, Duisburg. Un'eccellenza è invece rappresentata da quella di Linz, straordinario risultato ambientale di un'industria "pulita" in mezzo alle Alpi che valorizza la tecnologia che c'è intorno alla produzione d'acciaio». Ed è proprio a questo esempio che si auspica possa tendere l'Ilva, con investimenti e ragionamenti di lungo termine».
«Mi auguro non si arrivi alla chiusura – ha continuato – per una bonifica della zona è necessario che la fabbrica resti aperta». Inoltre, a livello economico, da Taranto arriva un terzo dell'intera produzione italiana di acciaio.

Dati Dopo il picco del 2008 la domanda è scesa di circa il 35% sia nei "prodotti lunghi" (a causa della crisi dell'edilizia) sia nei "prodotti piani" (crisi dell'auto e dell'elettrodomestico).

Ma la reazione italiana di volgersi all'export ha fatto sì che le produzioni siano scese solo dell'8%, mantenendo l'Italia il secondo paese siderurgico nel mondo. «Siccome non si può vivere senza mercato interno – ha aggiunto Gozzi – appoggiamo con entusiasmo il piano di Confindustria per ritrovare la via della crescita della domanda interna».

Un pensiero alla Cina, che rappresenta il 50% produzione mondiale di acciaio: «Non sono iper-competitivi nei prezzi – ha spiegato – a causa delle loro limitazioni in materie prime e infrastrutture». Il tema dell'export cinese, insomma, diventerà sempre più importante, perché quando diminuirà la domanda interna sarà loro intenzione probabile esportare, «ma inizieranno con l'esportare nei Paesi asiatici. I problemi maggiori verranno da chi possiede le materie prime: Russia, india, Brasile».

Alcuni fra questi temi saranno oggetto, in un intervento da lui stesso annunciato «all'attacco»,  dell'apertura di Made in Steel, quest'anno a Milano,  «una vetrina mondiale per la nostra siderurgia».

(Altri servizi su "L'Industria Meccanica" n.684, marzo/aprile)

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