Industria e Università si confrontano

Il ruolo del dottore di ricerca può favorire l'innovazione e la ricerca scientifica nelle aziende della meccanica e automazione industriale.

06 dic 2011

Il ruolo del dottore di ricerca può favorire l'innovazione e la ricerca scientifica nelle aziende della meccanica e automazione industriale.

Questo tema è stato affrontato nei giorni scorsi da Linking University, una tavola rotonda  organizzata a Milano da Messe Frankfurt, filiale italiana del più grande ente fieristico tedesco. Il punto di partenza è che in un comparto come quello dell'automazione, dove l'innovazione intesa nel senso più ampio del termine è un fattore cruciale, non si può fare a meno del valore aggiunto offerto da Università e centri di ricerca. Troppo spesso, invece,  ad occuparsi di innovazione in azienda è il titolare e l'unico contatto con l'esterno è rappresentato dalle fiere.

"Il dottore di ricerca – ha premesso il prof. Cesare Fantuzzi dell'Università di Modena e Reggio – o meglio il PhD, non è solo un percorso teorico triennale post laurea, ma è molto di più. In Italia ancora si pensa che sia un modo per iniziare la carriera accademica; invece è piuttosto un percorso che ha l'obiettivo di risolvere specifiche questioni". Il punto di partenza può essere un'azienda che ha bisogno di risolvere un problema specifico. "Se il passo successivo è il contatto con l'università, è da qui che partiranno i 36 mesi di ricerca di cui i primi 12 a capire lo stato dell'arte e i successivi 24 a capire come risolvere il problema. Non è scontato che al termine ci sia l'ingresso in azienda ma non è nemmeno escluso che possa accadere".

In Italia la figura del PhD è poco sfruttata dalle aziende soprattutto perché viene spesso ignorata: "Noi imprenditori – ha spiegato Ennio Franceschetti, Presidente di Gefran, uno dei principali fornitori di automazione in Italia – spesso non capiamo il linguaggio degli accademici ed è per questo che può capitare di non vederli come una opportunità. Con l'impegno reciproco però questo può cambiare, a vantaggio di tutti". L'ing. Emilio Cavazzini di Innovation VP Sidel si è spinto oltre: "All'estero il collegamento tra università e impresa funziona meglio. In Italia alle volte le università si fanno la guerra tra di loro e per noi è difficile trovare un punto di riferimento affidabile. Ed è un peccato perché non possiamo permetterci di fare technology scouting internamente, ci costerebbe troppo, e pur di trovare persone affidabili saremmo anche disposti a spendere parecchio". 

D'accordo con gli imprenditori il prof. Alberto Leva del Politecnico di Milano secondo il quale: "università e impresa parlano due linguaggi diversi e questo è tanto più valido quanto più le aziende sono piccole".  Ma sono proprio le aziende più piccole, quelle in cui non esiste la figura del R&D manager - e dove è più probabile che ci sia un titolare che si aggiorna alle fiere di settore - che i PhD potrebbero dare l'apporto maggiore.
La prof. Alessandra Flammini dell'Università di Brescia ha sottolineato invece come: "il PhD non è una persona che l'azienda assume per spendere meno ma è una persona che vede i problemi dell'azienda dall'esterno e questo è un valore aggiunto. Per chi sta in azienda esiste solo quella realtà. Per il dottore di ricerca invece l'universo di riferimento è molto più ampio e questo, grazie ad una maggiore flessibilità, porta più facilmente alla risoluzione dei problemi".

Illuminanti a Linking University anche le relazioni dei rappresentanti italiani dei quattro settori scientifici di riferimento per l'automazione: misura, elettronica, automatica e meccanica. Nelle loro parole la sintesi del loro lavoro: "E' difficile trovare nella vita quotidiana qualcosa che non sia legato all'automazione. E questo è valido per ogni settore, comparto e professione che ci possa venire inmente. E' una 'hidden technology', una tecnologia nascosta, senza la quale il mondo come lo conosciamo oggi non esisterebbe".

Movimentazione e logistica, Industria varia, Ricerca & Sviluppo, Messe Frankfurt, dottore di ricerca