Infrastrutture e sviluppo per l'Europa

Per l'associazione europea dei costruttori di macchine per costruzione è necessario investire nelle infrastrutture per favorire la crescita e occupazione nell'Eurozona.

23 mag 2012

Un appello ad investire nelle infrastrutture, attivando politiche antirecessive per far ripartire l'economia europea arriva dal CECE, l'organismo che rappresenta e promuove l'industria delle macchine da costruzione nel vecchio continente, raggruppando 16 associazioni di 14 paesi per un totale di 1.200 aziende che occupano circa 130.000 addetti e sviluppano un fatturato complessivo di  23 miliardi di euro.

"La nostra industria attende l'attivazione di politiche appropriate e di incentivi che sostengano crescita e occupazione", ha affermato Ralf Wezel, Segretario Generale del CECE nel corso di un dibattito su "Infrastrutture, crescita e produzione" organizzato nei giorni scorsi dall'EFM European Forum for Manufacturing presso la sede del Parlamento europeo.

CECE e FIEC, Federazione europea dell'industria delle costruzioni, ritengono che per crescere e creare lavoro sia essenziale investire nelle infrastrutture per trasporti, energia e telecomunicazioni, come pure nell'efficienza energetica degli edifici. L'attuazione di questi investimenti non può più essere rinviata se si vuole rafforzare la competitività dell'Europa.

La tavola rotonda promossa da FIEC e CECE nell'ambito dell'EFM ha rappresentato per l'industria una valida opportunità per confrontarsi con i rappresentanti delle istituzioni della UE coinvolti direttamente nelle procedure legislative del CEF (Connecting Europe Facility) e nella revisione delle reti  infrastrutturali trans-europee (trasporti, energia, telecomunicazioni) attualmente in discussione.

CECE e FIEC riconoscono gli enormi benefici che il CEF può portare e sollecitano il sostegno del Parlamento europeo e del Consiglio agli sforzi fatti dall'industria europea manifatturiera e delle costruzioni per contribuire alla crescita e all'occupazione, assicurando, quanto meno, i fondi previsti nelle proposte della Commissione europea.

Secondo Vincent Piron, Presidente del gruppo di lavoro FIEC: "l'industria delle costruzioni supporta fortemente la proposta della Commissione per un finanziamento di 50 milioni di Euro nel periodo 2014/2020", sottolineando che "si tratta di un importo minimo che non deve essere tagliato durante i negoziati sulle future prospettive finanziarie della UE, come accaduto in passato".

Sia il CECE che la FIEC concordano sull'urgenza che i bilanci nazionali e territoriali assicurino un livello adeguato di investimenti pubblici che verrebbero compensati da introiti, quali ad esempio i pedaggi autostradali per i veicoli pesanti (direttiva "Eurovignette"), da una forte politica regionale europea e da una ambiziosa politica di prestiti della Banca Europea degli Investimenti. Wezel ha ribadito il supporto ad un sano equilibrio tra investimenti pubblici e privati in questo settore: "Gli strumenti finanziari innovativi proposti dalla Commissione, come ad esempio i Project Bonds, sono benvenuti ma, considerate le restrizioni di accesso al credito, questi strumenti non possono rimpiazzare un'efficace politica di investimenti pubblici a lungo termine".

"Diversi progetti per infrastrutture importanti sono stati cancellati o rinviati, con rischi per la competitività e gli standard di vita futuri in Europa - ha sottolineato Ulrich Paetzold, Direttore generale della FIEC -. A seguito della crisi si rende necessario un consolidamento fiscale che tuttavia non deve impattare negativamente sugli investimenti nelle infrastrutture di cui si discuterà prossimamente in ambito UE. La ripartenza della crescita in Europa avverrà solo con una visione coerente dell'investimento a lungo termine nelle infrastrutture essenziali".

Energia, Edilizia, Economia, CECE, FIEC