Ordini in rosso per le macchine utensili

Terzo trimestre con segno negativo per i costruttori italiani, soprattutto sul mercato interno. Ucimu plaude al sistema dei minibond, ma chiede misure più incisive per far ripartire glii investimenti in beni strumentali.

25 ott 2012

L'indice degli ordini di macchine utensili, elaborato dal Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu Sistemi per Produrre, evidenzia nel terzo trimestre una flessione del 16,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, toccando quota 61,5 (2005=100).

L'andamento è negativo sia sul mercato nazionale che all'estero, anche se si parte da una base diversa. Gli ordini oltre confine scendono infatti dell'11,8% rispetto al periodo luglio-settembre 2011, ma l'indice si attesta su un valore assoluto di 100,8, superiore alla media del 2005. Diversa è la situazione ordini in Italia, scesi nel trimestre del 42,6%, per toccare un valore assoluto pari a 17,4; per trovare un risultato peggiore bisogna tornare indietro al  terzo trimestre 2010. "Al di là dell'ultimo calo registrato - spiegano i ricercatori -, il valore assoluto fotografa una situazione di contrazione del consumo domestico cui le imprese italiane hanno finora risposto incrementando la propria attività all'estero".

"La forte propensione all'internazionalizzazione delle imprese italiane, in certi casi esasperata proprio per sfuggire alla morsa del mercato interno ancora inappetente  deve trovare giusto riconoscimento in un provvedimento premiante quale l'abbattimento dell'Irap, per la parte afferente al lavoro, per la quota pari al rapporto export su produzione dell'azienda", afferma Luigi Galdabini, presidente di Ucimu.

Prendendo spunto dai buoni risultati della BI-MU, mostra biennale della macchina utensile che ha accolto quest'anno oltre  58mila visitatori, Galdabini mette in luce una situazione paradossale: "Anche in Italia, nonostante il contesto incerto, c'è volontà di investire in beni strumentali, e probabilmente con una determinazione maggiore rispetto al recente passato. Il problema è che l'interesse della domanda non riesce poi a concretizzarsi a causa della mancanza di liquidità delle imprese che, nel biennio 2010-2012, complice anche il nuovo regolamento imposto da Basilea 3, hanno visto il taglio netto dei finanziamenti da parte di istituti di credito".

"A questo proposito - spiega il presidente dell'associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione - riteniamo che l'introduzione del sistema di minibond, deliberato dalle autorità di governo, possa essere un giusto strumento per favorire la strutturazione patrimoniale delle imprese italiane. A fronte di una parziale e temporanea cessione di autonomia decisionale dell'imprenditore, la stessa impresa può infatti godere di un sistema di generazione di liquidità utile a sostenere l'attività che, oggi, non può prescindere da nuovi investimenti in beni strumentali. In particolare, Ucimu  chiede che il governo apra un tavolo di lavoro, con la rappresentanza di banche e imprese, attori del sistema minibond, per definire e concordare i dettagli operativi dell'attività".

Secondo Galdabini, il ripristino di piani di intervento strutturali e infrastrutturali, da parte di realtà private e pubbliche, rappresenta il primo passo per rilanciare l'economia nazionale, sostenendo la ripresa degli investimenti in beni strumentali, per i quali è auspicabile che si preveda l'attivazione del sistema degli ammortamenti liberi. "Traendo insegnamento dal passato, si potrebbe poi pensare alla revisione e reintroduzione della legge Sabatini 1329/65, che permette all'acquirente dilazionare il pagamento del bene fino a cinque a un tasso agevolato e che molto ha concorso all'industrializzazione del paese".

Industria varia, Economia, Ucimu, Bimu