Materie prime critiche e CBAM
La nuova frontiera della compliance doganale per le imprese meccaniche
di Easyfrontier
La nuova frontiera della compliance doganale per le imprese meccaniche
di Easyfrontier
Nel 2025 l’Unione europea ha rafforzato in modo sostanziale la regolamentazione sulle importazioni di materiali ad alto impatto ambientale e sulle materie prime critiche, con effetti immediati per le imprese meccaniche che operano su scala internazionale. Le modifiche più rilevanti riguardano il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), che introduce nuovi obblighi di rendicontazione e registrazione per le importazioni di acciaio, alluminio e altri materiali ad alta emissione di carbonio; e il Critical Raw Materials Act (CRMA), che stabilisce criteri di tracciabilità, sostenibilità e concentrazione geografica delle forniture di materie prime strategiche. Tali strumenti non solo ridefiniscono le responsabilità doganali, ma impongono alle aziende di integrare la gestione ambientale e la verifica della filiera direttamente nelle supply chain e nelle dichiarazioni di importazione.
Il meccanismo CBAM, ben noto agli operatori del settore, ha registrato nel 2025 modifiche sostanziali, con l’introduzione di semplificazioni procedurali, soglie di esenzione e nuovi obblighi di registrazione. La soglia “de minimis”, fissata a 50 tonnellate annue di beni coperti dal meccanismo consente ad alcune imprese di ridurre gli adempimenti relativi alla dichiarazione delle emissioni. Per tutte le imprese, invece, che superano tale soglia, dal 1° gennaio 2026 sarà obbligatorio essere registrati come dichiarante CBAM autorizzato: senza tale status, non sarà possibile importare alcuna merce soggetta al meccanismo. Contestualmente, la Commissione europea ha previsto misure mirate a proteggere gli esportatori UE dai rischi di perdita di competitività dovuta al CBAM, introducendo strumenti di compensazione e semplificazioni procedurali per garantire che la politica di carbon pricing non penalizzi le esportazioni europee.
Il nuovo quadro europeo delle materie prime critiche
Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea L 202 del 3 maggio 2024 ed entrato in vigore il 23 maggio 2024, il Critical Raw Materials Act (CRMA, Regolamento (UE) 2024/1252), istituisce un quadro normativo per garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche (Critical Raw Materials – CRM) nell’UE. Il CRMA, che fa parte della European Economic Security Strategy (Strategia europea per la sicurezza economica), nasce per ridurre la dipendenza dell’Unione da Paesi terzi (in particolare Cina) nella fornitura di materie prime indispensabili per settori strategici — come l’industria meccanica, elettronica, energetica e automobilistica — e per accelerare lo sviluppo di catene di approvvigionamento resilienti, sostenibili e circolari.
L’Allegato I del Regolamento elenca 34 materie prime critiche, mentre l’Allegato II individua 17 materie prime strategiche, ossia quelle con particolare rilevanza per la transizione verde e digitale, la difesa e lo spazio. Tra le principali figurano litio, nichel, cobalto, grafite, rame, bauxite, magnesio, manganese, terre rare, silicio metallico, platinoidi, titanio e tungsteno, materiali essenziali per la produzione di tecnologie a basse emissioni e componentistica industriale avanzata.
Il CRMA introduce elementi di rilievo per le imprese importatrici e per gli operatori delle filiere industriali: la Commissione europea potrà designare specifici progetti come strategici, garantendo loro corsie preferenziali nei procedimenti autorizzativi e agevolazioni nelle operazioni di importazione di macchinari e materiali funzionali alla loro realizzazione. È inoltre previsto un rafforzamento del monitoraggio dei flussi di importazione: gli Stati Membri e la Commissione dovranno raccogliere e condividere dati doganalmente rilevanti relativi alle materie critiche e ai prodotti che le contengono, integrando banche dati come la Tariffa Doganale Integrata dell’UE (TARIC) e i futuri sistemi di tracciabilità.
A ciò si aggiunge la possibilità di introdurre codici o note esplicative specifiche per facilitare l’identificazione doganale dei prodotti contenenti materie prime critiche, con conseguenze dirette sulla classificazione tariffaria e sulle regole d’origine. Le imprese saranno inoltre tenute a garantire la tracciabilità e la conformità ambientale delle proprie catene di fornitura, in coordinamento con altri strumenti normativi europei, come il Regolamento sulla deforestazione (EUDR) e il CBAM. Per i prodotti finiti o semilavorati che incorporano tali materiali, la conformità ai requisiti del CRMA potrà diventare condizione per accedere a preferenze tariffarie o evitare restrizioni future, configurando quindi una nuova area di attenzione per la compliance doganale delle imprese meccaniche europee.
Il legame tra CBAM e CRMA è stretto e strutturale: entrambi nascono nell’ambito della Strategia europea per la transizione verde e la sicurezza economica e mirano a rendere sostenibili e tracciabili le catene di approvvigionamento industriali. Il CBAM impone la rendicontazione delle emissioni incorporate nei beni importati, mentre il CRMA punta a garantire l’approvvigionamento sicuro e responsabile delle materie prime necessarie alla produzione di tali beni. Per le imprese, questo significa dover gestire in modo integrato i due livelli di compliance — ambientale e doganale — assicurando coerenza tra le informazioni dichiarate ai fini CBAM e quelle relative alla provenienza, alla composizione e alla sostenibilità dei materiali coperti dal CRMA. Diventa quindi essenziale mappare con precisione le materie importate, distinguendo i beni soggetti al CBAM da quelli contenenti materie prime critiche, e predisporre una documentazione coerente, che descriva le emissioni incorporate, il ciclo produttivo, la tracciabilità e la provenienza dei materiali lungo tutta la filiera.
Per le imprese meccaniche, le implicazioni operative sono significative. È necessario classificare correttamente le merci, acquisire dai fornitori extra UE dati affidabili relativi a emissioni e processi di produzione, integrare tali dati nel sistema doganale interno e predisporre meccanismi di tracciabilità digitale in grado di garantire accesso rapido alle informazioni richieste dagli Organi di controllo. La valutazione dei rischi, la pianificazione di forniture alternative e l’adozione di contratti che prevedano obblighi di conformità ambientale diventano strumenti essenziali per garantire la continuità produttiva e la compliance normativa.
Le novità introdotte dal CBAM e dal CRMA ridefiniscono il concetto stesso di compliance doganale per il settore meccanico: non si tratta più esclusivamente di tariffe e classificazioni, ma di un approccio integrato che unisce sostenibilità, tracciabilità e gestione dei rischi lungo l’intera filiera. Le imprese che sapranno anticipare questi obblighi, organizzando processi interni efficaci e sistemi di raccolta dati adeguati, saranno in grado di trasformare la conformità normativa in un vantaggio competitivo, consolidando la propria resilienza in un contesto industriale sempre più attento alla sostenibilità e alla responsabilità dell’importatore.
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